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Introduzione

Adoro la mia Fujifilm GFX 100s e credo che sia stato uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto perchè con il suo incredibile sensore e la sua tecnologia mi permette davvero di trasformare in immagini ciò che vedo con una semplicità disarmante. Tra i mille pregi di questo sistema, purtroppo soffro tantissimo la Color Science di Fujifilm che tende a restituire immagini con una nota di magenta specialmente sui toni neutri e se sottoesposte. In più Adobe non ne vuole sapere di gestire anche solo decentemente i file RAW di Fuji, e quindi eccoci qui ancora una volta a soffrire con la post produzione.

Ho così avuto la folle idea di confrontarmi sui social (Threads) con altri possessori di Fuji per capire cosa ne pensassero e per capire come avessero risolto il problema, ma dopo aver posto probabilmente (sicuramente) la domanda provocatoria sbagliata, mi sono ovviamente trovato a dover fronteggiare orde di assolutisti, ignoranti e fanboy negazionisti.

Cobalt Image Profiles Review

Da questa valle di lacrime e schiaffi dalla quale mi stavo convincendo di essere io il problema, tuttavia si innescano una serie di messaggi privati di conforto che mi confermano di non essere assolutamente il solo a soffrire il problema, ma il solo ad esser così stupido da sperare in un confronto civile su un social media.

Tra tutti questi messaggi, me ne arriva uno dall’angelo salvatore Mirko che mi chiede se abbia mai sentito parlare di Cobalt Images e dei suoi profili colore.

Dopo un notevole scetticismo iniziale, più mi documentavo più la cosa sembrava interessante, e così ho deciso di mettere alla prova questa apparente magia nera di un qualche sciamano in un villaggio sperduto nella foresta amazzonica.

Come intuite, se sono qui oggi a parlarvene è perchè tanto magia nera non era e lo sciamano in realtà era (è) un gota del colore, e quindi ancora una volta andiamo a vedere insieme quanto può esser profonda la tana del bianconiglio.

Cobalt Image Profiles review

Premesse

Questo articolo è sicuramente come al solito più lungo del necessario, ma lo sapete, questi temi mi appassionano. Si tratta di un tema abbastanza complesso che come al solito cercherò di semplificare al massimo.

Per godervelo al meglio dovreste avere qualche basica conoscenza legata al mondo della Gestione del Colore: parleremo di spazi colore, profili e cose del genere. Trovate vari articoli sul mio Blog a riguardo, ma comunque vedrete che si arriva in fondo all’articolo senza troppi problemi.

Se deciderete di proseguire armatevi però di santa pazienza, apertura mentale e come sempre un buon calice di vino.

Per quanto riguarda il software di post produzione utilizzato su cui ho installato i profili di cui parleremo, la mia scelta è necessariamente ricaduta su Capture One perchè come ogni utilizzatore di Fujifilm sa, Camera Raw di Adobe non è ancora neanche lontanamente in grado di gestire in un modo accettabile i file RAW di Fuji. È bene ricordare però che i profili Cobalt Image sono disponibili per una gran quantità di Software che includono anche i prodotti Dxo, Rawtherapee, Luminar, pertanto le considerazioni che leggete qui sono valide su ogni softare. Attenzione solo ad eventualmente acquistare il pacchetto di profili per il software specifico che utilizzate, poichè ogni software di post produzione lavora sul RAW in modo diverso, e quindi ogni profilo per funzionare bene deve essere progettato in modo diverso.

Sulle metodologie di valutazione dei profili ne parleremo più avanti, ma è importante specificare fin da ora che per apprezzare l’analisi visiva delle immagini campione usate (o per lo meno per vedere quello che descrivo nel testo) è assolutamente opportuno che il vostro monitor sia calibrato e profilato (su questo blog trovate decine di guide sul tema). Poi in generale lo sapete: c’è un girone infernale riservato ai fotografi che non calibrano e profilano il proprio monitor 🙂

Differenza tra Profili e Preset

Partiamo davvero dall’inizio.

Una delle cose (abominevoli) lette ripetutamente su quella discussione su Threads era l’assoluta confusione tra Profili e Preset. Credo che questo sia un peccato originale fondamentale da estirpare, perchè è un po’ la chiave di volta di tutto quello che verrà dopo.

Quando parliamo di Preset parliamo di un insieme di regolazioni predefinite che si possono applicare con un clic. Queste modifiche riguardano specifici parametri (come luminosità, contrasto, bilanciamento dei colori) per ottenere un look particolare. Un Preset può includere diverse modifiche ai parametri che si possono ancora regolare dopo averlo applicato la prima volta. Quando su Instagram vi compare la pubblicità di qualche fotografo che vi vende un pacchetto per Lightroom per trasformare le vostre foto in foto uguali a quelle di tutti gli altri, state comprando un Preset e credo non ci sia modo peggiore di buttare via i soldi nella fotografia.

Quando invece parliamo di Profili parliamo di interpretazioni matematiche dei colori di un’immagine RAW. Agiscono a un livello più profondo rispetto ai Preset, influenzando come i colori e i toni vengono tradotti nel software di sviluppo. I Profili non alterano direttamente i cursori nel pannello di sviluppo del software e possono essere utilizzati come base per ulteriori regolazioni. Permettono di simulare stili specifici, come il look di una particolare pellicola o un determinato spazio colore e il loro scopo è di offrire un punto di partenza per la post-produzione garantendo una coerenza tonale e cromatica.

Il Profilo, a differenza di un Preset, gioca dunque un ruolo fondamentale nel “tradurre” i dati grezzi di un file RAW (che non è un’immagine) in un’immagine visibile.

Questo processo di trasformazione include due fasi principali:

  1. Demosaicizzazione: il file RAW è fondamentalmente una raccolta di dati grezzi provenienti dal sensore, dove ogni pixel cattura solo una componente del colore (rosso, verde o blu) attraverso il filtro Bayer (o altro a seconda della fotocamera). La demosaicizzazione è il processo che combina queste informazioni per creare una matrice di pixel RGB, rendendo visibile l’immagine con tutti i suoi colori.
  2. Applicazione Profilo: dopo la demosaicizzazione, il profilo entra in gioco per interpretare i colori e il contrasto dell’immagine. Questo profilo dice al software come gestire la tonalità e il colore, dando un “look” di base alla foto. È per questo che i profili possono cambiare drasticamente l’aspetto dell’immagine: ciascuno di essi interpreta i dati del RAW in modo diverso, esaltando o attenuando certe caratteristiche.

Ecco il motivo per cui oggi siamo qui a riporre grandi speranze nei profili Cobalt Image mentre inizierete a diffidare dei Preset magici come fossero degli investimenti proposti dai call center.

Cobalt Image Profile Review

È facile riconoscere chi vende profili e chi preset: nelle comparative prima/dopo i profili non hanno l’effetto “wow” da Instagram

Perchè i Profili Colore Cobalt Image

A questo punto è legittimo chiedersi: perchè sceglierei profili Cobalt Image rispetto ai profili che troviamo dentro Lightroom, Capture One e soci che vengono forniti direttamente dai produttori di software e dalle case costruttrici delle nostre macchine fotografiche?

Ci ho messo un po’ a rispondere a questa domanda, ed è stato possibile farlo sia leggendo l’ottima documentazione tecnica presente sul sito di Cobalt Image, che facendo un po’ di test da nerd che condividerò tra poco, ma di fatto però il succo del discorso è che i profili colore di Cobalt Image si basano su un’interpretazione più precisa dei dati sfruttando le informazioni originali del sensore della fotocamera, applicandovi poi interpretazioni specifiche a seconda dei casi.

Per ottenere questi profili, il processo è il seguente:

  1. Analisi della risposta del sensore: Il team di Cobalt Image misura la risposta specifica del sensore di ogni fotocamera (marca e modello) per garantire un profilo personalizzato e fedele. Questo significa che ogni profilo viene progettato per adattarsi al comportamento specifico della fotocamera, e non a tutte le fotocamere in modo generico (come fa un profilo Adobe qualsiasi).
  2. Linearizzazione del colore: la prima parte del profilo converte le informazioni raw in uno spazio lineare, eliminando le distorsioni cromatiche introdotte dalla fotocamera. Questo assicura che i colori siano trattati con la massima fedeltà possibile.
  3. Interpretazione artistica: dopo la linearizzazione, il profilo applica (eventualmente) delle modifiche cromatiche progettate per creare un’estetica visiva specifica. Viene quindi progettata una resa cromatica unica per enfatizzare determinate tonalità o contrasti, mantenendo comunque un approccio realistico. Vengono quindi progettati (e sottolineo questa parola) profili che vanno da quelli più neutri (come in Repro o il Flat) a quelli più specifici come i profili Landscape, Product o Studio.

Questa modalità di creazione dei profili permette diversi vantaggi.

Uno di questi senza dubbio è che a questo punto il nostro punto di partenza è indipendente dalla fotocamera che utilizziamo, perchè vengono creati look uniformi tra modelli di fotocamera diversi. Questo significa che un fotografo che utilizza diversi copri macchina non si troverà più punti di partenza in post produzione diversi (o nella paesaggistica, il giorno che cambiamo brand non sarà più un dramma)

Un’altro punto importante, e forse quello che per me conta di più, è che se il processo di analisi di risposta del sensore e di linearizzazione è fatto davvero a regola d’arte, il profilo può “spremere” davvero ogni “goccia” di colore che ci mette a disposizione il sensore.

Andiamo a vedere ora con qualche immagine i risultati trovati.

Cobalt Image Profile Review

L’analisi della risposta del sensore della fotocamera viene verificata con l’avanzatissimo target HR-1 SuperChroma da 1132 patch

I Base Pack e le Emulazioni di Cobalt Image

Cobalt Image permette l’acquisto di diversi pacchetti, ma il primo che prenderemo in considerazione in questo articolo (anche perchè necessario per gli eventuali ulteriori pacchetti) è quello che viene chiamato Base Pack: come abbiamo già detto, questo conterrà dei profili colore realizzati per una specifica fotocamera (quindi non più generici) e per uno specifico software (nel mio caso come già anticipato, Capture One).

Il pacchetto che ho preso per Capture One contiene tre profili:

  • Cobalt Standard: pensato in particolare per la ritrattistica in luce naturale grazie all’ottimizzazione delle tonalità della pelle, che garantisce incarnati straordinariamente realistici. La caratteristica chiave è la precisione cromatica per la pelle, assicurando ritratti naturalmente vividi senza sembrare eccessivamente elaborati. Inoltre viene massimizzata la gamma dinamica della fotocamera, bilanciando i dettagli nelle ombre e nelle luci, preservando così profondità e contrasto dell’immagine.
  • Cobalt Neutral: progettato in particolare per la fotografia paesaggistica e naturalistica, garantisce una rappresentazione accurata dei colori, rispecchiando la scena reale senza abbellimenti o sovrasaturazioni ma dando appunto priorità alla conservazione della colorimetria dei soggetti. È ottimizzato per condizioni di luce naturale, armonizzando la gamma dinamica del sensore della fotocamera con quella della scena, per produrre immagini ben bilanciate con dettagli chiari a tutti i livelli di illuminazione.
  • Cobalt Repro: offre una risposta lineare che cattura l’intera gamma dinamica della fotocamera senza alcuna alterazione. In pratica, questo profilo porta l’immagine grezza sullo schermo nella sua forma più pura. Ad un occhio meno esperto sembra solo una perdita di contrasto e saturazione, ma tuttavia permette di avere la massima latitudine di editing partendo dalla forma più pura del RAW

Se invece prendete il pacchetto per Adobe, DxO, Luminar, RawTherapee troverete in aggiunta anche il profili:

  • Cobalt Flat: pensato per la fotografia commerciale/di prodotto ad illuminazione controllata (in studio). È ottimizzato per mostrare i colori come percepiti dall’occhio umano, ottimizzando le scene per monitor SDR e riducendo la necessità di tone mapping, preservando i dettagli.

Una cosa assolutamente essenziale da capire è che NON esiste un profilo giusto ed uno sbagliato, esiste il profilo che preferiamo in base alle sue caratteristiche di progettazione e alla fotografia stessa. Se ci ricordassimo infatti come i profili vengono creati (cioè effettuando prima una analisi della risposta del sensore), concorderemmo che con tutti e tre (quattro) i profili spremiamo al massimo l’informazione del nostro sensore, per poi applicargli eventualmente una interpretazione artistica.

Durante le mie prove ho ovviamente testato tutti e tre i profili a fondo, ma visto che appunto la scelta è legata alla sola interpretazione artistica, ho deciso di focalizzare l’articolo sul confronto rispetto ai profili generici e standard che i produttori di fotocamere e di software di post-produzione vi mettono a disposizione: questo permette così di fare un confronto non più solo sulla componente artistica soggettiva, ma anche sulla componente qualitativa oggettiva del profilo.

Nota extra per i nerd fino al midollo:

A dire il vero, se scaricate i profili per Capture One ne troverete sei e non tre. Questo poichè per Capture One è necessario creare un profilo per ogni illuminante perché utilizza i profili ICC, progettati originariamente per gli scanner che non supportano l’adattamento dinamico a condizioni di luce diverse. A differenza dei profili DCP di Adobe, che gestiscono due illuminanti e possono interpolare automaticamente tra di essi, i profili ICC di C1 funzionano bene solo con una specifica temperatura colore (ad esempio, luce diurna) e degradano rapidamente con illuminazioni differenti. Questo limita la flessibilità e richiede profili separati per ciascun tipo di illuminante. Per C1 troverete quindi le varianti profili “Daylight” e “Tungsten”.

Ma non finisce qui. Questo Base Pack rappresenta solo il punto di partenza dell’ecosistema Cobalt Image. Infatti è possibile spingersi oltre e acquistare le cosiddette Emulazioni: si tratta di profili colore progettati per replicare fedelmente l’estetica cromatica e la resa tonale di altri sistemi fotografici.

Di questo però come anticipato parleremo in un articolo dedicato in futuro.

Cobalt Image Profile Review

L’ecosistema di Cobalt Image

Metodologia di Analisi dei profili Cobalt Image

Ho passato davvero un sacco di tempo a chiedermi quale poteva essere il modo più oggettivo per valutare questi profili di Cobalt Image.

Poichè si tratta di Profili e non di Preset, la valutazione non può certamente essere fatta solo sulla base di quanto immediatamente vediamo a schermo una volta applicato il profilo, perchè appunto quello che andiamo ad applicare è un punto di partenza (profilo) e non un punto di arrivo (preset), e il gradimento dello stesso sarebbe del tutto soggettivo poichè legato solo all’interpretazione artistica applicata.

Ho deciso così di fare al solito una analisi analitica del colore nella sua tridimensionalità, quindi nella combinazione di cromaticità e luminanza.

L’idea generale è di analizzare i colori in un certo numero di immagini generate da dei file RAW “rappresentativi” ai quali sono stati associati diversi profili test (Cobalt e non) in uno spazio colore così ampio da non poter castrare il RAW (quindi per noi andrà benissimo un ProPhoto RGB) per vedere letteralmente “chi ce l’ha più grosso”. Sembra complicato? Lo è, ma noi lo vedremo nel modo più semplice possibile, anche se come vi dicevo vi consiglio prima un piccolo ripasso sulle basi della Gestione del Colore per gustarvi meglio quanto vedremo dopo.

Per prima cosa andiamo a definire il nostro campo di battaglia che sarà dunque lo spazio ProPhoto RGB, rappresentato in tre dimensioni in coordinate yxY e proiettato sul diagramma di cromaticità CIE 1931 (la mitologica “campana colorata”). Come certamente ricordate (vero? vero??) la campana ci da una rappresentazione bidimensionale di quello che mediamente noi come esseri umani possiamo vedere con i nostri occhi: quello che è dentro la campana è qualcosa di visibile per il nostro occhio, quello fuori no. La gabbia invece rappresenta l’insieme dei colori che il nostro software di editing ha a disposizione per trasformare i dati grezzi del RAW in quello che noi chiamiamo immagine: questo solo per farvi vedere che i profili hanno a disposizione tantissimi colori, più colori di quanti ne potremmo vedere, pertanto li faremo combattere su un ring gigantesco, dove non potranno accampare scuse di nessun genere.

Cobalt Image Profile Review

Sarà come un combattimento sul ring (anzi, in gabbia) dove i profili hanno tantissimo spazio per prendersi a schiaffi

Quello che faremo sarà andare a prendere ogni singolo pixel delle nostre immagini rappresentative per andarlo a collocare all’interno questa gigantesca gabbia. Vedremo dunque visivamente come si sviluppa la cromaticità e la luminanza nella nostra immagine in termini volumetrici.

Andando a confrontare diversi profili sulle stesse immagini, vedremo chi sarà in grado di sfruttare maggiormente le informazioni contenute nel file RAW.

Cobalt Image Profile Review

Generico esempio della scomposizione di una immagine

L’ultimo tema è quello legato alla scelta delle immagini rappresentative, cosa che mi ha dato non pochi grattacapi.

La mia decisione finale è stata quella di ridurre il tutto a due sole tipologie di immagini, e per ciascuna di queste tipologie andare ad effettuare l’analisi comparativa di cui sopra ad almeno dieci immagini (per un totale di 20 immagini su cui applicare un gran numero di profili..si, potete immaginare il tempo che ha richiesto). La scelta della tipologia deriva da un mix di fattori, che include sia quello che so essere normalmente l’area dove le fotocamere (o meglio i loro sensori) fanno più fatica a lavorare, sia ovviamente quello che interessa maggiormente a me come fotografo paesaggista (marino di lunghe esposizioni) e quindi dove so che il mio sensore lavorerà maggiormente. Sono tuttavia confidente che alla fine converrete che è ragionevole aspettarsi risultati analoghi per qualsiasi immagine di qualsiasi genere fotografico.

La prima tipologia scelta è quella che ho denominato Immagine R, cioè una immagine scattata al limite del clipping delle alte luci sui toni caldi. Esatto: il classico tramonto (o alba) di fuoco, quello dove vogliamo strizzare il sensore davvero sino all’ultima goccia per avere ogni possibile transizione di colore del cielo.

La seconda tipologia è quella che ho denominato Immagine G B, che al contrario rappresenta una immagine scattata in più normali condizioni di luce (se non leggermente sottoesposte legato alla mia tecnica di scatto delle lunghe esposizioni), con ampie parti dell’immagine che contengono le tonalità verde e blu.

In questo modo ritengo di poter valutare come i profili si comportano nell’intera latitudine del sensore.

Poichè su ciascuna tipologia l’esito dei test è stato il medesimo su tutte e dieci le foto provate, direi che è irragionevolmente tedioso e inutile riportarvi il totale delle 20 foto analizzate, e pertanto ora ne andremo a discutere solo una per tipologia sui profili più significativi. Naturalmente siete più che i benvenuti a contattarmi per chiedermi di vedere anche il resto se volete, ma i risultati sono davvero analoghi.

Analisi Profili con Immagine R

Ad ogni file RAW appartenente a questa tipologia ho applicato in Capture One i vari profili senza apportare alcuna modifica di post produzione all’immagine base, quindi si tratta della mera conversione in jpeg del RAW con profilo applicato nello spazio colore ProPhoto RGB.

Ho provato ad applicare i seguenti Profili:

  • Cobalt Neutral
  • Cobalt Repro
  • Fujifilm Pro Negative Standard
  • Fujifilm PROVIA

Nota per gli utilizzatore di Capture One: una volta installato il profilo come da istruzioni fornite, per attivarlo correttamente andate nel tool “Base Characteristics” e selezionate il profilo ICC che volete, e poi selezionate come Curve “Film Standard” (importante, altrimenti il profilo Cobalt non viene correttamente attivato). In Adobe Lightroom è più semplice, basta selezionarlo dal menu a tendina dei Profili.

Visivamente, ecco cosa ha comportato l’applicazione dei profili (al netto della opinabile compressione delle immagini da blog):

A livello prettamente visivo quello che già vedo è che nei profili Cobalt sembrano esserci più transizioni cromatiche nei toni caldi, mentre purtroppo la tendenza al magenta nei mezzi toni e nelle ombre di Fuji resta. In questo caso onestamente della deriva magenta di Fuji mi frega il giusto, perchè sto scattando con la sola priorità di ottenere il massimo dal cielo, e pertanto facendo “lavorare male” il sensore nelle altre porzioni di immagine.

Andando ad analizzare analiticamente questo sentimento, vedo che effettivamente questo viene confermato dai dati. Andiamo ad esempio a confrontare i due profili che visivamente mi sembrano più gradevoli come punti di partenza: Fujifilm Pro Negative Standard e Cobalt Repro.

Quello che si vede è onestamente sorprendente, perchè effettivamente è evidente che usando un profilo Cobalt il nostro RAW (e quindi il nostro sensore) viene sfruttato al massimo. Stiamo infatti letteralmente usando più colori, sia dunque in termini di cromaticità (guardate come nella prima immagine in 2D l’area verde è marcatamente più ampia di quella gialla), sia in termini di luminanza dove abbiamo non solo un maggiori informazioni nelle ombre, ma anche (e in questo caso soprattutto) maggiori informazioni nelle alte luci (guardate come nel grafico 3D la “punta” verde supera quella gialla).

Questo è stato quello che ho visto in questa specifica immagine, ma anche nelle altre nove immagini analizzate appartenenti alla tipologia “R” i risultati sono decisamente analoghi.

Non male eh..

Analisi Profili con Immagine G B

A questo punto proviamo a fare analoghe considerazioni su un’immagine che non è così critica per quanto riguarda l’esposizione, e che contiene buone porzioni di verde e di blu per appunto andare ad esplorare il comportamento dei profili non lontano da questi primari.

Questa volta proveremo i seguenti profili:

  • Cobalt Neutral
  • Cobalt Repro
  • Fujifilm Pro Negative Standard
  • CapturOne Linear Response

Ho deciso di lasciar perdere direttamente Fujifilm PROVIA perchè la quantità di magenta portata dentro è veramente imbarazzante. Inoltre in questo modo possiamo confrontare tra loro coppie di profili progettati con le medesime finalità (ad esempio Cobalt Neutral e Fujifilm Pro Negative Standard), ed in particolare ero curioso di vedere il comportamento dei due profili lineari (cioè quelli senza alcuna parte “artistica” applicata alla fine per valutare il RAW al suo stato più puro), cioè Cobalt Repro e CaptureOne Linear Response.

Da un punto di vista prettamente visivo, ecco cosa vediamo in una delle immagini rappresentative tipo (ancora una volta senza alcuna correzione applicata, solo il profilo selezionato).

Visivamente è abbastanza evidente che l’interpretazione dei blu e dei verdi è marcatamente diversa (e a parer mio visivamente molto più piacevole), e che la follia magenta si attenua sensibilmente (il tutto è maggiormente evidente come confronto fianco a fianco lasciando le immagini come miniature piuttosto che aprendole).

A questo punto potrebbe subentrarci il dilemma del “ma chi mi dice che l’interpretazione di Cobalt Image è quella corretta“? Il dubbio è lecito e occorre sicuramente un atto di fede, ma per spezzare una lancia a favore di Cobalt Image vi ricordo che:

  • La caratterizzazione dei sensori per creare i profili viene validata con il target HR-1 a 1132 patch, invece dei classici target da 24 patch
  • Hanno ottenuto un rating a quattro stelle sul FADGI Color SG target
  • Hanno un SMI (indice di metamerismo) di 79 contro quello dei profili Adobe di 65

Quindi si, mi verrebbe da dire che i profili Cobalt Image sono realisticamente una interpretazione più accurata. Detto questo come sempre quando si guarda il risultato visivo il giudizio soggettivo è probabilmente l’unico che conta.

Quindi andiamo come al solito a cercare conforto nella nostra analisi pixel per pixel.

Partiamo andando a fare una comparazione tra i profili Cobalt Repro e CaptureOne Linear Response, cioè i due profili a risposta lineare.

Onestamente quello che vedo è meraviglioso: è assolutamente evidente come il profilo Cobalt Image riesca a strizzare ancora una volta il sensore, andando a sfruttare un numero superiore di cromaticità (come si vede bene nel grafico 2D). Se guardiamo la scomposizione in tre dimensioni, è assolutamente evidente anche il maggior sviluppo verticale che la nostra immagine ottiene.

Ancora una volta, questo confrontando semplicemente i profili con risposta lineare, senza dunque nessun intento artistico ma solo sfruttando al massimo l’informazione del sensore.

Se poi andiamo a comparare il profilo Cobalt Neutral (quello progettato in particolare per la paesaggistica, la naturalistica e la macrofotografia) e lo andiamo a confrontare con il Fujifilm Pro Negative Standard (quello che normalmente reputo il miglior profilo Fuji) quello che vediamo è questo:

Ancora una volta il profilo Cobalt sembra essere nettamente superiore, con un maggior sviluppo in particolare sulle cromaticità del verde e del blu.

Conclusioni

A questo punto direi che posso trarre le mie conclusioni: i profili Cobalt Image sono non solo visivamente più gradevoli fin da subito dei profili standard e generici, ma analiticamente dimostrano di riuscire a sfruttare maggiormente l’informazione contenuta nei file RAW.

Dopo aver analizzato 20 RAW con applicati mediamente 4 profili per un totale di 80 immagini, i dati incontrovertibilmente dimostrano nella totalità dei casi un maggior sviluppo dei colori attraverso l’uso dei profili Cobalt Image, sia in termini cromatici che di luminanza, permettendo di partire con la post-produzione da un punto di vero vantaggio in termini di quantità e qualità di dati.

Infatti, non solo i profili Cobalt sfruttano al massimo le potenzialità del nostro sensore, ma lo fanno con un livello di precisione straordinario: la loro qualità deriva da una caratterizzazione validata con il target HR-1 a 1132 patch, garantendo una fedeltà cromatica superiore rispetto ai profili standard dei produttori di fotocamere o ai profili generici Adobe. Una accuratezza dimostrata dai risultati al FADGI Color SG target e da un indice SMI di 79.

È vero, i miei test sono stati svolti solo con RAW Fuji e su Capture One, e quindi è per questo caso specifico che mi esprimo. Tuttavia non ho difficoltà a pensare che analoghi risultati si otterrebbero per altri corpi macchina e per i profili di Adobe (anzi, si otterrebbero certamente risultati migliori considerando che i profili Adobe sono assolutamente generici e nemmeno specifici per la macchina fotografica), ma purtroppo al momento non posso provarli perchè appunto occorre acquistare i profili specifici per la propria fotocamera, ed io ho preso solo quelli per la mia GFX 100s.

Circa il motivo per cui li ho provati i profili Cobalt Image non azzerano il problema del “magenta Fuji” ma lo contengono sensibilmente e mi permettono di agire per eliminarlo in post-produzione più semplicemente attraverso una semplice azione sulla tinta e non più atrraverso una più complicata e avanzata correzione del colore.

In breve, qualunque sia la fotocamera che utilizzate, penso davvero che possiate beneficiare dall’utilizzo dei profili Cobalt Image all’inizio della vostra post-produzione per sfruttare al massimo quanto catturato dal vostro sensore. Ad oggi che sto scrivendo il prezzo del Base Pack di Cobalt Image varia dai 27€ ai 54€ a seconda della vostra specifica fotocamera e del software di post-produzione, ma penso che sia stato il miglior investimento fotografico fatto negli ultimi tempi.