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Introduzione
È passato ormai diverso tempo dal mio passaggio al medio formato di Fujifilm con la GFX 100s e dalle mie prime considerazioni fatte in QUESTO articolo. Non ho decisamente nulla da ritrattare su quanto scritto, e anzi certamente con il passare del tempo ho avuto modo di sfruttare sempre di più le potenzialità di questo sistema.
Non è sempre stato rosa e fiori (vedi in particolari le mie considerazioni sulla Color Science di Fujifilm in QUESTO articolo) ma posso affermare con certezza che non mi pento affatto del passo fatto e anzi oggi mi trovo qui con l’idea di condividere l’esperienza maturata su questa macchina nel mondo della fotografia paesaggistica (ed in particolare delle lunghe esposizioni) per permettervi di sfruttarla anche voi al massimo, evitandovi magari qualche esperimento e frustrazione.
Come sempre, questo articolo non rappresenta sicuramente la verità assoluta, ma semplicemente la mia personale esperienza e il mio personale punto di vista, spesso probabilmente in disaccordo su quanto altro troverete online.

Il sensore della Fujifilm GFX 100s (e 100s II)
Parto da questo punto, nonostante lo abbia trattato nel precedente articolo, perché penso sia la chiave di tutto: capire il sensore significa capire la macchina che vi è stata costruita intorno, e quindi avere la possibilità di capire come sfruttarla al massimo.
So anche che nel frattempo è uscita la Fujifilm GFX 100s II, ma le considerazioni sono assolutamente analoghe perché di fatto per lo specifico campo di applicazione che ci interessa (fotografia paesaggistica in particolare di lunghe esposizioni) non sono state fatte significative innovazioni. Si tratta infatti per entrambe le macchine di un CMOS BSI da 102 MP di Sony. La Fujifilm GFX 100s monta un Sony IMX461, mentre la 100s II monta un Sony IMX461AQR, evoluzione dello stesso sensore. L’unica cosa che posso invidiare è un ISO nativo di 80 anziché 100, ma la gamma dinamica è la medesima, pertanto ancora una volta considerazioni e impostazioni che leggerete valgono per entrambe le macchine.
Qui il concetto chiave che voglio trasmettervi a valle dell’utilizzo reale in campo è: rispetto ad un sensore full frame anche di ultima generazione, il sensore GFX gestisce meglio il recupero delle ombre, con meno banding, soprattutto nel range ISO da 100 (80) a 400. Questo è cruciale nella nostra paesaggistica ad alta gamma tonale (es. mari e cieli con sottili transizioni).
Infatti, nonostante la misura della gamma dinamica della GFX 100s (14.8 EV) non sia troppo lontana da una full frame di tutto rispetto (14.4 EV di una Sony A7R V o 14.0 EV di una Canon R5 (tralasciamo le Nikon Z per pietà..)), la gamma utile del sensore GFX nei toni medi e bassi è più sfruttabile perché:
- La risposta tonale è più graduale
- Il noise floor è più basso nei mezzitoni
- Vi è una minor compressione in fase di ADC (Analog to Digital Conversion)
Nel mondo reale, posso scattare sottoesponendo di 5 stop, cosa inimmaginabile con qualunque altra macchina sino ad ora provata e che mi permette di ottenere con una singola esposizione (e FILTRI ovviamente) immagini come questa sotto.
In altre parole, se avete acquistato una Fujifilm con sistema GFX per la fotografia paesaggistica, vi posso già spoilerare che avete fatto un’ottima scelta.
Vediamo ora insieme come sfruttare al massimo questo bolide.

Impostazioni Base
Non penso che sia indispensabile parlarne poiché userei queste impostazioni indipendentemente dalla macchina fotografica, ma se a qualcuno può interessare, vi suggerisco anzitutto di impostare la modalità di misurazione su “Multi“, che ci permette di avere una lettura dell’esposizione su tutto il frame in base all’analisi di composizione, colore e distribuzione della luminosità. Questo è ideale nella fotografia di paesaggio, dove quello che normalmente vogliamo è ottenere informazioni da tutta la scena.
Altra impostazione molto utile secondo me è quella legata all’uso dei due slot delle memory card: io vi suggerisco di impostare l’utilizzo delle due schede in modalità “Backup” che prevede che l’immagine scattata sia memorizzata su entrambe le schede. Questo fa si che se una schedina muore, abbiamo l’altra. Se siete fotografi paesaggisti, credetemi che questo evento non è poi così raro, sia per il tasso di guasto delle memory card sia per le condizioni ambientali in cui potreste utilizzare la macchina.
Inutile dire che non abbiamo preso un Medio Formato per scattare in JPG, però oltre ad impostare la qualità immagine su “RAW“, potrebbe rivelarsi utile impostarla per registrare anche i JPG (quindi su “RAW + Normal” ad esempio). Questo lo dico perchè a volte in campo ci ritroviamo ad arrivare ad uno scatto che ci piace nella sua complessità o per particolari effetti specifici (contrasto, controluce, ..) ma che poi quando scarichiamo il RAW non ritroviamo subito. Avere un JPG ci permette di avere una sorta di guida visiva per post-produrre l’immagine in accordo a quello che abbiamo visto e provato in campo. Richiede un po’ di spazio extra e di accortezza nella successiva importazione delle immagini per non trovarsi duplicati, ma credo ne valga la pena.
Se scattate su cavalletto per lunghe esposizioni (e non), impostare un ritardo sullo scatto di 2 secondi è perfetto per evitare micromossi.

Modalità IS (Stabilizzazione Immagine)
Se siete fotografi di paesaggio e quindi utilizzate un cavalletto, la primissima cosa da fare sulla vostra Fujifilm GFX 100s (ma in realtà su qualsiasi Fujifilm) è quella di andare immediatamente a disabilitare la stabilizzazione di immagine.
Il motivo è meno ovvio di quanto sembri, ma fondamentale: il sistema di stabilizzazione IBIS (In-Body Image Stabilization) è progettato per rilevare e compensare piccoli movimenti involontari del corpo macchina quando si scatta a mano libera. Tuttavia, quando la fotocamera è fissata su un treppiede e perfettamente ferma, il sistema può diventare controproducente. In assenza di reali vibrazioni da correggere, il meccanismo può iniziare a cercare “movimenti fantasma” e finire per generare microscopiche oscillazioni del sensore.
Il risultato? Un’immagine che, pur sembrando corretta nel mirino, risulta leggermente sfocata o “soft” una volta aperta a piena risoluzione. E questo è tanto più critico quanto maggiore è il dettaglio che il sensore da 100 megapixel può catturare.
Ho visto con i miei occhi più di un amico e cliente rovinare intere sessioni di scatto per aver dimenticato questa impostazione. Provare per credere.

Bilanciamento del bianco
Posto che scattando in RAW il bilanciamento del bianco è assolutamente irrilevante perchè potrà sempre essere impostato/modificato in post produzione, però è anche vero che visualizzare una preview abbastanza realistica sul display della fotocamera non è semplicemente piacevole ma anche utile.
Io normalmente lascio sempre impostate le macchine fotografiche in AWB, quindi bilanciamento del bianco automatico. Il problema è che la Fujifilm X100s ne ha due:
- WB-W: è il bilanciamento del bianco automatico con priorità bianco, che Fujifim indica come il più adatto “per i bianchi più bianchi nelle scene illuminate con lampadine ad incandescenza”
- WB-A: è il bilanciamento del bianco automatico con priorità ambiente, indicato da Fujifilm come il più adatto “per i bianchi più caldi nelle scene illuminate con lampadine ad incandescenza”
Penso che converrete che la descrizione ufficiale di Fujifilm sia abbastanza criptica e poco applicabile al mondo reale, e per me questo è stato per mesi un motivo di frustrazione in campo. Grazie come spesso all’imbeccata del mio amico Phillip Vandervoort, l’impostazione che vi consiglio di usare è WB-W, bilanciamento automatico con priorità bianco.
Simulazione Pellicola
Come in tutte le fotocamere, anche sulle Fujifilm è possibile applicare immediatamente dei preset alle immagini JPG o nel nostro caso alle immagini visualizzate come preview nel display.
A differenza degli altri produttori di fotocamere, però, il profilo “Standard” di Fujifilm è una simulazione di pellicola, e nello specifico della Fujifilm Provia che purtroppo era abbastanza nota per una leggera dominante magenta-violacea in ombre e zone neutre, soprattutto in scene in ombra o con luce diffusa. Questo è stato riportato anche nella versione digitale, e pertanto, usando questo profilo, non farete fatica a trovarvi nuvole violacee e altre zone d’ombra affette dalla dominante.
Se pensate a questa caratteristica e la unite alla tecnica di scatto con esposizione a sinistra per le lunghe esposizioni, rende questo profilo Standard poco adatto e davvero fuorviante, a meno di ricercare questo specifico effetto.
Per questo motivo, vi suggerisco invece di utilizzare in fase di scatto il profilo più neutro “PRO Neg. Std” (PRO Negative Standard), in teoria sviluppato per la ritrattistica, ma sicuramente il più adatto secondo me alla paesaggistica e al mondo delle lunghe esposizioni. Il risultato sarà cromaticamente più neutro e meno vivido, ma comunque direi infinitamente più realistico e piacevole.
Vedremo in seguito un ulteriore suggerimento per la fase di post produzione.
Registrazione RAW
Sicuramente, se siete passati (o quando passerete) a un Medio Formato, non sarete rimasti particolarmente entusiasti della dimensione dei file RAW. Per riportarla a numeri reali, se con la mia vecchia e amata Nikon D850 da 48 MP sfronavo file da circa 52 Mb, con la Fujifilm GFX 100S un file pesa circa 220 Mb.
Fortunatamente, possiamo andare a mitigare la cosa attraverso le impostazioni di registrazione RAW.
Sono disponibili tre impostazioni: Non Compresso, Compresso, Lossless.
Andando direttamente al punto, vi suggerisco di selezionare Lossless: in questo modo i RAW vengono compressi senza perdita di dati. La qualità del file è quindi uguale a quella della modalità Non Compressato, ma l’immagine viene compressa tra il 45% e il 100% secondo Fujifilm. Direi che nella quasi totalità dei casi mi riesce a comprimere le immagini intorno ai 100 Mb, che seppur il doppio della vecchia Nikon, direi ragionevole.
Inutile dire di impostare la “Profondità Output” a 16 bit.

Gamma Dinamica
Abbiamo già avuto modo di sottolineare quanto sia meravigliosamente ampia la gamma dinamica della Fujifilm GFX 100s (e 100S II) e di come la gamma utile del sensore GFX nei toni medi e bassi sia più sfruttabile.
Tra i menu della Fujifilm GFX 100s è possibile in qualche modo regolare tale gamma dinamica e la sua “Priorità”. Purtroppo, su questo aspetto, il menu della GFX 100s è decisamente criptico e andare a selezionare l’impostazione più corretta per noi paesaggisti non è davvero scontato.
Le opzioni che troviamo sotto la voce Dynamic Range (DR100, DR200 e DR400) non sono semplici curve software applicate all’immagine, ma agiscono a livello di esposizione del segnale prima della conversione analogico-digitale. In concreto, selezionare DR200 o DR400 comporta una sottoesposizione intenzionale del file RAW rispettivamente di 1 o 2 stop, così da lasciare più margine per la gestione delle alte luci e prevenire il clipping nei punti più luminosi dell’immagine. È una funzione utile quando ci troviamo in condizioni di contrasto molto elevato, ma richiede attenzione, perché viene aumentato l’ISO base: 200 per DR200 e 400 per DR400. Questo si traduce in un potenziale aumento del rumore nelle ombre, soprattutto se si dovranno poi schiarire in postproduzione.
A questa impostazione si affianca la funzione Dynamic Range Priority, pensata per chi scatta in JPEG o utilizza le simulazioni pellicola. Si tratta di un’automatismo che cerca di bilanciare dinamicamente le luci e le ombre, applicando una compressione tonale simile a DR400 ma con un intervento più marcato anche sulle ombre. Tuttavia, per noi che lavoriamo in RAW, questa opzione ha un impatto limitato sul file vero e proprio, ed è più utile come riferimento visivo nel mirino o nell’anteprima.
Come sempre, tutto dipende dal contesto e dal tipo di file che vogliamo ottenere. In linea generale, se scattiamo in RAW con l’intenzione di postprodurre, può essere preferibile lavorare in DR100 e gestire luci e ombre in sviluppo, preservando la massima qualità e flessibilità. Ma se vogliamo una protezione immediata delle alte luci direttamente in camera, DR200 si rivela spesso un’ottima via di mezzo. Se vi può interessare, io utilizzo DR100.

Messa a Fuoco
Senza girarci troppo intorno, con la Fujifim GFX 100s, non è mai stato così semplice mettere a fuoco. Posto che tutte le modalità di messa a fuoco automatica funzionano come vi aspettate e non richiedono grande discussione, per la fotografia paesaggistica io vi consiglio senza alcuna ombra di dubbio la messa a fuoco manuale. Ora vi spiego perchè.
Un strumento spesso trascurato ma estremamente utile per chi fotografa paesaggi (e a cui non posso più veramente fare a meno) è la Scala di Profondità di Campo, una funzione che ci permette di valutare direttamente nel mirino o sul display quale porzione della scena sarà nitida in base all’apertura del diaframma e alla distanza di messa a fuoco.
Tra le opzioni disponibili nel menu della Fujifilm GFX 100S, consiglio anzitutto di impostare questa scala su “Basato su pellicola” anziché sulla più prudente “Basato su pixel”. Questa scelta ci consente di ottenere una stima della profondità di campo più vicina a quella reale in stampa, rendendo perfettamente visibile nel mirino la cosiddetta distanza iperfocale attraverso la barra blu che appare sulla scala di messa a fuoco.
In pratica, sarà sufficiente regolare manualmente la messa a fuoco affinché l’estensione blu si estenda fino all’infinito: in questo modo potremo essere certi di avere la massima porzione della scena nitida, dal primo piano al cielo.
Un consiglio pratico è quello di regolare inizialmente per la massima profondità possibile e poi spostare leggermente il punto di messa a fuoco in avanti, così da garantire che l’infinito rientri davvero nella zona nitida, anche a costo di sacrificare qualche centimetro nel primissimo piano. È un piccolo accorgimento che, nella fotografia di paesaggio, può fare la differenza tra uno scatto riuscito e uno da scartare.
Questa impostazione rende di fatto superfluo il Focus Peaking, che a questo punto consiglio di tenere disattivato per avere una migliore visione della composizione.
Natural Live View
Una delle incredibili potenzialità della Fujifilm GFX 100s che ho amato fin da subito e che quasi basta a giustificare il passaggio a Fujifilm per me è stato, come già esposto in QUESTO articolo, è la possibilità di avere una lettura esposimetrica accurata anche a filtro ND installaro.
In altre parole, anche installando un ND1000 da 10 stop, non solo avrò la possibilità di continuare a vedere la scena ripresa nel display, ma anche di avere una lettura esposimetrica corretta, che mi permette quindi di individuare il tempo di scatto senza dover ricorrere a tabelle o applicazioni. (vedremo tra poco perchè parlo di “individuare” e non “impostare”).
Tuttavia, affinchè questa lettura sia corretta (e che quindi l’istogramma in live view e nel display secondario siano corretti) è importantissimo che l’impostazione “Natural Live View” sia disabilitata.
Ecco perché: l’istogramma e l’avviso di clipping (blinkies) che vedete nel mirino si basano sul flusso JPEG generato in tempo reale. Con Natural Live View attivo, vengono rimossi i processamenti interni (curve tonali, simulazioni pellicola, DR), e l’istogramma mostrato NON riflette fedelmente la distribuzione tonale del RAW. Anzi, può anticipare clipping nelle alte luci e mostrare una condizione di “quasi sovraesposizione”, quando in realtà avete ancora mezzo stop di margine nel RAW.
Test più approfonditi hanno dimostrato che, con Natural Live View ON, l’istogramma può spostarsi a sinistra, inducendo a esporre troppo secondo l’indicazione visiva, e provocando clipping non corretto dei blinkies.
Al contrario, con Natural Live View OFF, il flusso JPEG replica le simulazioni pellicola, il bilanciamento tono/luci, rendendo l’istogramma e i blinkies coerenti tra mirino, immagine finale JPEG e soglia di clipping del RAW.
Touch Screen
Non si tratta di vere e proprie impostazioni, però potrei darvi qualche suggerimento anche sul touch screen della vostra Fujifilm GFX.
Normalmente sono abbastanza contro i touch screen e li disabilito su ogni macchina. Mi sono ricreduto sulla Fujifilm GFX perché credo sia ben progettata e funzionale, anche quando siamo in campo, anche sotto condizioni di meteo avverse.
Anzitutto il touch screen è utile per la valutazione della messa a fuoco: una medio formato richiede una verifica dell’immagine scattata, e per farlo non c’è davvero nulla di più comodo che la gesture pinch zoom per ingrandire.
Anche in fase di scatto è molto utile: con uno slide verso il basso posso visualizzare la bolla, mentre con uno slide verso l’alto posso visualizzare l’istogramma. La sensibilità è perfetta e posso anche utilizzare dei guanti senza problemi.
Insomma: non vi cambia la vita il touch screen, ma nella Fujifilm GFX funziona davvero bene ed è un peccato non sfruttarlo.
Tempo di Scatto: il peccato capitale di Fujifilm
Se avete impostato tutto come vi ho indicato in questo articolo, scattare una lunga esposizione sarà davvero un gioco da ragazzi, perché la vostra Fujifilm GFX è in grado di vedere sempre perfettamente e darvi indicazioni corrette in qualsiasi condizione di luce.
C’è solo un piccolo problema: come già riportato in QUESTO articolo, purtroppo se volete scattare sopra i trenta secondi dovrete necessariamente dotarvi di uno scomodo telecomando esterno. Sì, perché purtroppo dopo i trenta secondi, Fujifilm permette solo la selezione di tempi di scatto multipli dei 30 secondi.
30 secondi, 1 minuto, 2 minuti, 4 minuti, 8 minuti…ma non potrete selezionare 3 minuti o 1.5 minuti se non utilizzando un telecomando esterno, che però ovviamente vanifica le potenzialità di lettura esposimetrica e di visualizzazione a qualunque ND inserito che Fujifilm permette di avere rispetto a qualunque altra fotocamera in commercio
E’ una follia e uno spreco.
Soprattutto perché si tratta di una semplicissima modifica del firmware, postata in qualunque forum Fujifilm e inviata a Fujifilm stessa, ma purtroppo finita evidentemente nello spam o comunque nel cestino.
Per me è come avere una Ferrari e non poter mai metterla in quinta marcia.
Qui non c’è un consiglio o una impostazione da inserire, solo la volontà di condividere la frustrazione di essere vicini ad un sistema fotografico quasi perfetto, ma limitato da una banale funzione firmware.
Extra: porfili Cobalt per la post-produzione
Non si tratta di una vera e propria impostazione della fotocamera, ma sarebbe un delitto non citarlo in questo articolo perché ha contribuito sensibilmente a consolidare la Fujifilm GFX come sistema fotografico ideale per me al momento in cui sto scrivendo questo articolo.
Per quanto possano essere ben fatti i profili Fujifilm (non mi spiace, non lo sono), la selezione del profilo Pro Negative Standard è solo il “meno peggio”, e resta comunque un profilo generico, cioè non generato per la mia Fujifilm GFX 100s, ma di fatto per tutte le Fujifilm (allo stesso modo ad esempio con cui il profilo Adobe Color è un profilo generico e applicabile a qualunque fotocamera).
Per questo motivo, come abbondantemente e spero esaustivamente spiegato in QUESTO articolo, consiglio senza dubbio di investire pochi (davvero pochi) euro nei profili Cobalt. Vi invito davvero a leggerlo, perché questi profili permettono veramente di sfruttare interamente le potenzialità del sensore della vostra Fujifilm GFX (ma in realtà di ogni fotocamera, essendo profili specifici e non generici). Se interessati, portei avere anche qualche sconto..in caso scrivetemi 😉
Conclusioni
La Fujifilm GFX 100s è senza dubbio il miglior upgrade di attrezzatura fotografica fatto da quando ho una fotocamera. Un sensore con una gamma dinamica pazzesca e un’ingegnerizzazione formidabile hanno reso la Fujifilm GFX 100s la fotocamera che può spostare più in alto il mio personale limite.
Non si tratta sicuramente di uno strumento perfetto poiché la perfezione per definizione non esiste (e perché finché non mi aggiustano il tempo di scatto perfetto proprio non la può essere!), ma sicuramente ha reso la mia fotografia molto più semplice da eseguire e mi ha messo a disposizione strumenti che prima potevo solo sognare.
Spero davvero che questo articolo possa permettervi di godervi al meglio la vostra Fujifilm GFX in campo, e vi invito a scrivermi per condividere pareri ed eventualmente altre ottimizzazioni che avete trovato!
