English version HERE

Genesi

A Maggio 2023 la mia fida Nikon D850, dopo sei impagabili anni di servizio, è andata forzatamente in pensione. Dico forzatamente poichè di fatto da quella data non l’ho più ritenuta affidabile per andare in campo a scattare, ma se avessi potuto probabilmente lo avrei fatto. Vecchia e robusta, per la fotografia di paesaggio tutt’oggi (Gennaio 2024 quando scrivo) resta ancora una fotocamera eccellente e non superata da molte delle più giovani e seducenti mirrorless.

I problemi purtroppo ho cominciato ad averli da diverso tempo prima della sua sostituzione (circa un anno prima), e vuoi sia per la pessima esperienza di supporto e assistenza avuta, sia perchè di fatto attendevo da Nikon la sua degna erede che però non è arrivata, ho deciso di voltare pagina per iniziare a cercare quale potesse essere la migliore soluzione tecnica per le mie specifiche esigenze.

Visto che mi è stato chiesto più volte, in questo (più lungo del previsto) articolo voglio quindi condividere con voi quale motivo mi ha portato a passare al sistema Fujifilm GFX e come mi trovo dopo i primi sei mesi di utilizzo intenso della fotocamera Fujifilm GFX 100s.

Premessa

Poichè questo articolo sicuramente può attirare l’attenzione di fanboys e invasati, ci tengo come sempre a fare qualche precisazione preliminare:

  • Non mi interessa (come non mi è mai interessato) il brand della fotocamera che utilizzo. Quello che mi interessa sono le specifiche caratteristiche della fotocamera che mi servono per realizzare le mie immagini. Il tutto quindi è come sempre soggettivo. Qui troverai solo il mio personale parere e nessuna verità assoluta
  • Questo articolo non è stato sposorizzato e/o supportato in nessuna forma e misura da nessun brand, così come non lo è stato l’utilizzo della mia fotocamera precedente
  • Tutte le fotocamere citate o provate durante il transitorio derivano dal gentile supporto di amici e partecipanti ai miei corsi, o da servizi di noleggio attrezzature.
  • Questo è un articolo, non una recensione: di recensioni ce ne sono già mille online di come è fatta la macchina e delle sue caratteristiche. Qui vi voglio raccontare la mia personale esperienza di utilizzo nel mondo reale
Fujifilm GFX 100S

Dalla Nikon D850 alla Fujifilm GFX 100s

Quando è stato chiaro che la mia Nikon D850 aveva i giorni contati, il mio primo pensiero è andato ovviamente alla roadmap di Nikon. Al tempo la Z8 era ancora un rumor, e la mia speranza che potesse essere l’erede della D850 era ancora forte, anche se le varie vicissitudini sull’assistenza mi avevano già fatto propendere a non acquistare (o noleggiare) un’altra Nikon D850 nel transitorio, che onestamente ritenevo una ottima idea. 

L’annuncio della Nikon Z8 per me è stato il colpo di grazia, vedendo (e poi provando) una fantastica macchina fotografica ma non più pensata per i fotografi paesaggisti.

È così iniziato un lungo periodo di prova di alternative, e nello specifico ho potuto testare per fare le mie valutazioni fantastiche macchine tra cui Sony a7rV, Nikon Z7II, Nikon Z8, Canon R5, Hasselblad X2D e naturalmente la Fujifilm GFX 100s che è stata la mia scelta finale.

Devo ammettere che il seme di Fujifilm era stato piantato in tempi non sospetti dal buon Elia Locardi che anche quando la Nikon D850 andava alla perfezione mi spingeva ai giocare con le sue Fuji GFX, e che un contributo non da poco è stato dato dai miei cari amici Philip Vandervoort e Alberto Bartolini che a più riprese nei nostri viaggi mi hanno permesso di vedere le potenzialità di queste macchine.

In questo articolo (e ricordo articolo, non recensione) vado ora a condividere con voi le principali evidenze di questi primi sei mesi di utilizzo.

Nikon D850 fEE error

Una immagine della mia Nikon D850, per la seconda volta di ritorno dall’assistenza (a pagamento), ancora non funzionante

La gamma dinamica della Fujifilm GFX 100S

Come vi dicevo, la macchina fotografica andrebbe scelta sulla base delle caratteristiche che vi servono. Per me sicuramente una delle più importanti caratteristiche è la mitologica Gamma Dinamica, cioè la capacità del sensore di catturare contemporaneamente dettagli nella parte più chiara e più scura della scena.

Per darvi una scala valori, la gamma dinamica della Nikon Z8 è stato il colpo di grazia che mi ha dato la spinta definitiva a passare ad altro. Guardiamo il grafico grafico comparativo qui sotto. Per farla abbastanza breve sul tema Nikon, a bassi ISO la Nikon Z8 ha una gamma dinamica inferiore ad una Nikon D850 rilasciata sei anni prima. Questo è il sogno infranto di cui vi parlavo prima di avere una Nikon Z8 come erede della Nikon D850. Non crediate che battere la Nikon D850 in gamma dinamica sia semplice (tante altre fotocamere di oggi restano ben dietro), ma di fatto la Fujifilm GFX 100s è una tacca sopra tutti, fine.

Questa di fatto è l’origine della scelta finale.

In sei mesi di utilizzo in campo ho avuto la fortuna di incontrare situazioni di luce pazzesche, e pur a volte rimpiangendo il feeling e la memoria meccanica che avevo con la Nikon D850, devo dire che ho sempre tirato un sospiro di sollievo ad avere la mia Fuji sul cavalletto.

Gramma Dinamica Nikon Fuji Sony Hasselblad Francesco Gola

La dimensione del sensore “medio formato” della Fujifilm GFX 100s

Ogni conversazione sulla Fujifilm GFX 100s normalmente parte chiedendomi come sia passare al medio formato. 

Seppur questo sia un punto rilevante, come avete notato questo non è il primo che ho citato. Di fatto per me avere un medio formato è un aspetto secondario.

Detto questo, il sensore della Fujifilm GFX 100s è da 43.8mm x 32.9mm e 102 milioni di pixel, e viene normalmente classificato come “medio formato”. Senza entrare nella guerra da fanboy del “vero medio formato”, se pensiamo alla dimensione del sensore della Nikon D850 da 36mm x 24mm capiamo subito che abbiamo tra le mani qualcosa di sensibilmente più grande, e con un sacco di megapixel in più (la Nikon D850 ne aveva 45,7 di megapixel)

Questo comporta degli aspetti positivi, ma anche negativi.

Partendo dai lati positivi, avere tanti megapixel in più può servire solo ed esclusivamente a due cose secondo me: avere più margine nei crop e stampare più grande.

Pensando ai crop, se fossi un fotografo naturalista non mi dispiacerebbe poter scattare senza dover zoommare troppo per poi avere una foto finale sempre ad alta risoluzione pur croppando una porzione consistente della scena. Ma io faccio foto di sassi al mare che di solito non si spostano e quindi questo vantaggio non mi interessa.

Pensando invece alle stampe, le cose cambiano e non di poco. Come sapete io sono un assoluto amante della stampa, e avere 102 megapixel in concreto significa poter stampare 98cm sul lato lungo a 300 dpi senza necessità di upscaling. Per chi stampa e sa di che parlo sa che questo è qualcosa di incredibilmente fantastico.

A dire il vero, per quanto mi riguarda ben più interessante del tema stampa (perchè diciamocelo, non passo le giornate a fare stampe giganti) è come è fisicamente costruito il sensore. Anzitutto ​​ogni pixel è fisicamente più grande e in grado di raccogliere più dati rispetto ai sensori full frame (per farvi un esempio pratico, mi permette di recuperare fino a cinque (CINQUE) stop nelle ombre come nulla fosse). Ciò si traduce anche in un rapporto segnale-rumore più forte, che riduce il rumore, aumenta la gamma dinamica e produce immagini con più informazioni per singolo pixel. Inoltre per come è strutturato fisicamente il sensore, sopra ogni fotodiodo sono presenti speciali microlenti che permettono di ottimizzare la messa a fuoco al singolo pixel, contribuendo all’ottenimento di immagini con dettagli e nitidezza pazzeschi.

Questo per quanto mi riguarda è il vero vantaggio di avere questo sensore medio formato, non certo i megapixel.

Comparazione Dimensione Sensori Fotocamera

Ma non è tutto oro quello che luccica. 102 megapixel significano anche un’altra precisa cosa: file giganteschi. Ottimizzando al massimo la compressione (selezionando la compressione senza perdita di dati e sfruttando tutti i meravigliosi 16 bit a disposizione) ogni scatto sono 110 MB contro i 57 MB di media a cui ero abituato con la Nikon D850. Questo porta di fatto tre problemi:

  • Spazio di archiviazione: ogni foto della Fuji GFX 100S occupa lo spazio di due foto della Nikon D850, e quindi a parità di quantità di immagini scattate per sessione, lo spazio necessario di archiviazione su memory card e su hard disk raddoppia. (non è una cosa drammatica, però..)
  • Velocità memory card: scrivere 110 MB su memory card non è come scrivere 57 MB, e quindi per avere anche solo una rapida visualizzazione sul display della fotocamera dell’immagine scattata (quindi non parliamo nemmeno di raffica, che per altro non mi interessa sicuramente) occorrono memory card molto veloci (e quindi costose)
  • Prestazioni in post-produzione: aprire e lavorare un file così grande richiede avere un computer non troppo datato. Io ho un macBook Pro M1, e onestamente su questo non ho problemi, ma con machine più vecchie potrebbe diventare critico

Nella vita reale, per quanto mi riguarda, i vantaggi superano ampiamente gli svantaggi, con particolare riferimento alla qualità delle immagini ottenute.

Poichè scatto lunghe esposizioni non scatto molte foto a sessione e quindi l’aggravio sull’archiviazione è limitato. Per però gestire al meglio il tutto, ho deciso di modificare il mio modello di archiviazione passando ad un NAS (e QUI potete trovare un articolo con tutto il dettaglio della mia esperienza).

L’unico problema che riscontro e che onestamente mi da abbastanza noia è che ogni volta che scatto una immagine, servono almeno 4-5 secondi prima che venga visualizzata sul display, anche utilizzando schede SDXC UHS-II con velocità di scrittura di 260 MB/s e lettura 300 MB/s (nello specifico attualmente sto utilizzando delle Lexar Professional 2000x). 

Il mio NAS Synology DS923+

Dimensioni, ergonomia e peso della Fujifilm GFX 100S

Sono un fotografo marino, quindi quella razza di fotografi abbastanza fortunata che non deve fare normalmente grandi passeggiate dal parcheggio alla location di scatto (come la maggior parte dei normali paesaggisti comunque, al netto delle mirabolanti avventure che si leggono su Facebook) quindi onestamente il peso della fotocamera non mi è mai interessato particolarmente.

Detto questo, se proprio vogliamo fare i farmacisti, la Fujifilm GFX 100S pesa leggermente meno della Nikon D850 (di ben 115 grammi..) ed ha circa anche un ingombro volumetrico inferiore. Quindi, in breve, la Fujifilm GFX 100S è più piccola e più leggera della mia Nikon D850, anche se quasi di nulla.

Diverso è la comparazione rispetto alle altre fotocamere provate in questo periodo, dove la  Fujifilm GFX 100S può diventare anche sensibilmente più pesante e ingombrante come giustamente mi aspetto poichè deve alloggiare un sensore più grande e relativa elettronica.

L’unica eccezione a questo è proprio la Nikon Z8, che è ingiustificatamente più ingombrante e più pensate.

Per quanto può sembrare assurdo, in realtà la dimensione non troppo contenuta è per me un vantaggio, e il fatto che le Mirrorless siano state sempre più compatte rispetto alle Relfex è stato paradossalmente uno dei principali motivi per cui non sono passato al mondo Mirrorless tempo fa.

Perchè? Vediamolo subito

Nikon Z8 and Fujifilm GFX 100S Comparison

Incontro romantico tra Fujifilm GFX 100S e Nikon Z8

Lunghe Esposizioni, Hot Pixel e Stuck Pixel

Si, io scatto solo lunghe esposizioni, e con lunghe esposizioni intendo che sotto il minuto di esposizione è caccia fotografica 🙂

Come questo può centrare in qualche modo con le dimensioni della fotocamera?

Cercando di semplificare e banalizzare al massimo una risposta che sarebbe decisamente lunga e complicata, uno dei motivi fondamentali per cui si formano gli hot pixel nelle lunghe esposizioni è legato al surriscaldamento del sensore.  Quando scattate una foto, il sensore è alimentato elettricamente. Questo passaggio di corrente genera calore, e questo calore a sua volta genera hot pixel, cioè quei pixel bianchi o colorati disposti casualmente. 

In una esposizione normale (quindi frazioni di secondo o pochi secondi) il problema non sussiste (e gli hot pixel se presenti sono generati da altri motivi), ma quando cominciamo a salire ai minuti di esposizione, il sensore resta alimentato per diverso tempo, e così si scalda, anche molto. Con la Nikon D850 il problema non sussisteva, sia per la bontà del sensore, ma anche per il fatto che il corpo macchina voluminoso permetteva una ottima dissipazione termica.

Le Mirrorless invece sono per natura normalmente più compatte, e questo nel mondo delle lunghe esposizioni è un problema: non dissipano bene il calore. Questo è il motivo per cui le “prime” mirrorless (come le prime Sony a7r, le prime Canon R  e le prime Nikon Z) per me non erano assolutamente utilizzabili: hot pixel anche a bassi ISO con tempi anche di un solo minuto.

Le cose sono migliorate con le ultime generazioni di macchine, e devo dire che sono stato colpito ad esempio dalla Canon R5, che su questo specifico aspetto si è comportata molto meglio di tutte le altre mirrorless full-frame professionali.

E la Fujifilm GFX 100S? Come avete intuito, il fatto che sia più voluminosa delle mirrorless full-frame tradizionali aiuta tantissimo, e di fatto ad oggi penso che sia la fotocamera che più si avvicina alla Nikon D850 su questo aspetto, la quale però resta ancora clamorosamente imbattuta secondo me.

La cosa che mi fa invece imbestialire della Fujifilm GFX 100S è il tema degli stuck pixel. Anche qui semplificando al massimo, uno stuck pixel (a differenza di un hot pixel) è un pixel che è quando il sensore è alimentato non è in grado di acquisire un segnale valido. Il risultato è molto simile agli hot pixel, ma se questi ultimi compaiono e scompaiono casualmente e per diversi motivi tra cui quelli che abbiamo visto sopra, gli stuck pixel son presenti a qualsiasi ISO, a qualsiasi velocità di otturatore e sono sempre nello stesso posto.

Quando mi sono accorto della loro presenza ho subito pensato di aver avuto la solita fortuna e di avere acquistato una fotocamera difettata. Invece con grande stupore ho appreso che è considerato normale avere qualche stuck pixel nell’oceano dei 102 milioni di pixel disponibili sul sensore. A quanto pare Fuji lo considera così normale che sul manuale si viene subito invitati a fare una mappatura di questi pixel per migliorare la situazione. Cosa vuol dire fare la mappatura? In parole povere, la fotocamera memorizza dove sono questi stuck pixel e ogni volta che scattiamo sostituisce i dati di questi stuck pixel con i dati provenienti dai pixel adiacenti (spiegazione ipersemplificata)

Nel mondo reale questo problema è abbastanza inesistente, perchè stiamo parlando veramente di una manciata di pixel in CENTODUEMILIONI di pixel ed effettivamente la mappatura dei pixel se non risolve completamente il problema, aiuta drasticamente. Però cavolo..

You, bastard. (ingrandimento 800% di Stuck Pixel)

Display e Istogramma Live della Fujifilm GFX 100S

In generale, non mi sono mai interessati granchè i display sulle fotocamere, perchè di fatto li considero utili solo per la verifica della composizione prima di scattare (io sfrutto molto il live view) e la lettura dell’isogramma una volta scattato, ma totlamente inutili in fase di scatto quando monto i filtri ND.

Questo si è confermato con quasi tutte le alternative alla Nikon D850 provate sino ad ora, ma con la Fujifilm GFX 100S la storia cambia proprio.

Nello specifico e per farla breve, con la Fujifilm GFX 100S una volta che monto un filtro ND anche denso (esempio ND1000, che renderebbe cieca una Nikon Z8) l’esposimetro funziona correttamente e posso vedere l’anteprima sul live view come senza filtro ND montato!

Questo devo confessare che ha spalancato le porte del mio cuore, perchè per chi fa lunghe esposizioni significa poter evitare di fare calcoli di conversione pregando di non sbagliare quando il momento è davvero perfetto.

A onor della cronaca mi è stato fatto notare che questa cosa non è una peculiarità della Fujifilm GFX 100S, ma in generale di tutte le Fuji. Buono a sapersi per chi ama le lunghe esposizioni e sta cercando una fotocamera nuova, non necessariamente medio formato!

Perchè questa magia funzioni ci deve essere stato un incredibile lavoro di ingegnerizzazione e di ottimizzazione tra hardware e software. Infatti per essere davvero precisi, questa visualizzazione e soprattutto calcolo dell’esposizione funziona molto bene solo quando la modalità Natural Live View è impostata su OFF (quindi bypassando tutta l’elaborazione in macchina destinata alla visualizzazione su Live View e Electronic View Finder). Consiglio: va benissimo lasciarla su OFF, non preoccupatevi.

Sempre parlando di visualizzazione a display, mediamente ogni fotocamera ormai ha un piccolo display nella parte superiore che riassume tutti i parametri di scatto. Con la Fujifilm GFX 100S questo piccolo display diventa ancora più utile poichè posso impostare diverse visualizzazioni, tra cui quella dell’istrogramma live! Ovviamente funziona anch’esso anche con filtri ND inseriti, e non potete immaginare quanto sia utile nel regolare il tempo di esposizione a filtri ND inseriti guardando solo lui! Davvero fantastico, non potrei più farne a meno.

Live View sulla Fujifilm GFX 100S con filtro ND1000 montato

Impostazioni del tempo di scatto

Visto che abbiamo parlato di quanto è facile trovare il corretto tempo di scatto senza calcoli grazie al display che mi permette di visualizzare il Live View anche a filtro ND inserito e all’istogramma live, allo stesso modo voglio parlare di quanto poco ottimizzato sia il selettore dei tempi di scatto.

Come credo quasi tutte le Reflex, anche per la Nikon D850 il mondo finiva a 30 secondi di esposizione. Dopo 30 secondi si entrava nel magico mondo della posa Bulb dove l’esposimetro andava in sciopero e per controllare il tempo di scatto occorreva necessariamente un telecomando di scatto remoto più o meno evoluto.

Quando ho cominciato a provare un po’ di alternative tra quelle citate (in particolare le Nikon Z) mi sono subito innamorato del fatto che finalmente era possibile selezionare tempi di scatto oltre 30 secondi direttamente sulla fotocamera e senza necessariamente utilizzare il telecomando.

Con le Nikon Z semplicissimo farlo, con le Canon R un po’ più macchinoso ma sempre possibile (con la Sony credo di essermi dimenticato di provare a dire il vero).

Mi aspettavo altrettanto sulla Fujifilm GFX 100S, ma la soddisfazione è stata solo parziale. Se infatti è possibile selezionare tempi di scatto oltre 30 secondi e fino a ben 60 minuti (!), è possibile farlo solo attraverso un perverso e approssimativo raddoppio del tempo di esposizione. Quindi dopo un minuto posso selezionare 2 minuti, 4, minuti, 8 minuti e così via…ma non posso selezionare 3 minuti ad esempio, o 2 minuti e 30 secondi. 

Dramma? No, assolutamente, perchè anche così posso evitare di usare un telecomando di scatto remoto impostando il tempo di scatto superiore e interrompendo poi l’esposizione al momento che voglio (si, è presente un timer che visualizza il tempo che rimane). Il problema è che se seleziono un tempo di scatto superiore, il calcolo dell’esposizione viene fatto con questo tempo di scatto, e quindi vado a vedere un istogramma sovraesposto. 

Capendo perfettamente che questo aspetto interessi a una nicchia di fotografi, credo che la soluzione sarebbe davvero banale: basterebbe inserire nel firmware una funzione nuova che permetta di decidere come la fotocamera deve comportarsi dopo il minuto, magari potendo scegliere se mantenere il raddoppio del tempo, oppure scegliere se incrementare a passi di un minuto, di mezzo minuto o di altro (un po’ come avviene con gli stop).

Ho provato a proporre la cosa a Fujifilm, ma come prevedibile il tutto è finito in un “grazie le faremo sapere”.

Ma perchè?

Gli obiettivi per il sistema Fujifilm GFX 

Quando davvero diversi anni fa il buon Elia Locardi mi suggeriva di considerare la Fujifilm, ricordo che uno dei temi bloccanti era il parco ottiche.

Il mio stile fotografico mi ha portato a lavorare con focali grandangolari, e come molti sanno per anni ho scattato solo ed esclusivamente con ottiche fisse Zeiss da 18mm e 21mm.

Al tempo in cui le prime GFX sono state introdotte, le lenti disponibili erano davvero poche e nessun brand oltre a Fujifilm pensava anche lontanamente di creare qualcosa di compatibile (perchè un medio formato richiede davvero ottiche eccellenti). Di fatto quindi per un paesaggista come me per tanto tempo l’unica opzione era il Fujinon GF23mmF4 R LM WR: un’ottica fantastica che riportata in Full Frame sarebbe da 18mm. Perfetta per me quindi, ma non abbastanza perchè la cosa che si avvicinava di più al mio 21mm era il Fujinon GF30mmF3.5 R WR, equivalente a 24mm: un teleobiettivo per i miei standard..

Quando la Nikon D850 ha deciso di chiedermi il pensionamento, le cose fortunatamente erano cambiate. Infatti il mio buon amico Philip Vandervoort mi ha subito detto: “È uscito il Fujinon GF20-35mmF4 R WR, non hai più scuse”. Ed effettivamente era vero.

Dopo uno scetticismo iniziale legato ad un’ottica zoom (vi ricordo la mia maglietta “go prime or go home”), ho dato il beneficio del dubbio al seducente range focale (full rame equivalente) di 16-28mm. Devo ammetterlo: sono rimasto a bocca aperta. Il Fujinon GF20-35mmF4 R WR è un’ottica semplicemente divina, che risulta nitida anche a f/4 e che si può spingere a diaframmi davvero chiusi senza sensibili contributi dalla diffrazione. 

Mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta, e unito questo alla versatilità di avere uno zoom, nel processo decisionale su che sistema acquistare questo obiettivo è stato davvero determinante. 

L’incredibile Fujinon GF20-35mmF4 R WR

Profondità di campo e medio formato

Una delle mie più grandi ansie nel passare al medio formato era legata alla minore profondità di campo rispetto ad una fotocamera full frame. 

Evitandovi tutto lo spiegone matematico, per chi non lo sapesse la realtà dei fatti è che se scattiamo la stessa immagine con una fotocamera full frame e una medio formato alla stessa focale (equivalete) usando lo stesso diaframma e mettendo a fuoco nello stesso punto, l’immagine scattata con la full frame avrà una maggior profondità di campo.

Questo lo consideravo un dramma e una delle fondamentali ragioni per non passare al medio formato, perchè il mio stile compositivo prevede spesso (sempre) elementi in primo piano e io non effettuo mai focus stacking (figuriamoci poi ora con dei file così grandi).

Già dalle prove effettuate prima dell’acquisto della Fujifilm GFX 100S mi sono reso conto che però non era un problema così impattante come spesso raccontato in qualche video YouTube a caccia di visualizzazioni, e ora dopo mesi di utilizzo continuativo non posso che confermare la gestibilità del “problema”.

La profondità di campo è inferiore, e su questo non si discute perchè è matematica, però nel mondo reale, la differenza sta in uno stop. Uno. Questo significa che mediamente per avere la stessa profondità che avevo quando scattavo a f/8, devo stare a f/11. Fine.

La situazione può ulteriormente migliorare a seconda dell’obiettivo che utilizzate. Nel mio caso, utilizzando il  Fujinon GF20-35mmF4 R WR che è letteralmente un rasoio anche a f/4, utilizzare un diaframma a f/16 non è assolutamente un problema.

Se poi mi parte l’ansia e se ne ho la possibilità, ho poi notato che mi basta fare mezzo passo indietro per staccarmi dal primo elemento, quanto basta per tornare ad un diaframma di comfort.

f/4
f/16

Da f/4 a f/16 la perdita di nitidezza è irrilevante (crop 1:1). Il Fujinon GF20-35mmF4 R WR è eccezionale.

Messa a fuoco semi-manuale

Non credo esista ufficialmente questa dicitura, e lo spero così da poter coniare un nuovo termine: messa a fuoco semi-manuale.

Nella mia Nikon D850 (e nelle fotocamere usate nel periodo di prova) sostanzialmente la messa a fuoco può essere, ovviamente, automatica o manuale. Usando prevalentemente obiettivi ZEISS manuali (Distagon prima e Milvus poi, 18mm e 21mm), per me la messa a fuoco manuale è sempre stata la normalità ed è particolarmente semplice da effettuare conoscendo bene i propri obiettivi e potendo utilizzare le tacche iperfocali sugli obiettivi stessi.

Con un obiettivo zoom però le cose cambiano, sia perchè non posso sfruttare le tacche sull’obiettivo (male) sia perchè posso sfruttare l’autofocus (bene).

Come sappiamo però una volta montati i filtri particolarmente densi, la messa a fuoco automatica non funziona più (anzi, ci porta a perdere il fuoco se attivata per sbaglio) e quindi la normale tecnica di scatto prevede di mettere a fuoco con autofocus senza filtri (con o senza focus peaking), per poi commutare in messa a fuoco manuale prima di inserire i filtri ND. Non fa una piega, e funziona perfettamente.

La Fujifilm GFX 100S permette però l’utilizzo di una modalità di messa a fuoco ibrida di cui mi sono follemente innamorato e che trovo perfetta per la fotografia paesaggistica: anche commutando immediatamente lo switch della messa a fuoco su manuale (e quindi di fatto bloccando una messa fuoco automatica fatta o andando a mettere a fuoco manualmente direttamente) posso premere in qualunque momento il tasto di backfocus e attivare la messa a fuoco automatica. Una volta fatta, questa resterà automaticamente bloccata poichè comunque il commutatore è impostato su messa a fuoco manuale!

Se non sono soddisfatto perchè magari ci troviamo in condizioni di luminosità critica (esempio: prima dell’alba), posso andare a migliorare la messa a fuoco magari intervenendo manualmente, e se invece poi faccio un pasticcio, mi basta ripremere il tasto di backfocus per riattivare la messa a fuoco automatica.

Insomma, posso tenere attivo sempre la messa a fuoco manuale per non rischiare di perdere il punto di fuoco durante le concitate fasi di scatto, e chiamare in soccorso la messa a fuoco automatica ogni volta che mi serva e senza dover cambiare alcuna impostazione ma semplicemente premere il tasto di backfocus.

Ovviamente, tutto questo funziona anche con un filtro ND molto denso inserito: per me una svolta colossale e una ragione di amore assoluto verso la Fujifilm GFX 100S.

Focus Switch Fujifilm GFX 100S

Selettore di messa fuoco e tasto back-focus

Il rapporto 4:3

Il sensore della Fujifilm GFX 100S è da 43.8mm x 32.9mm e quindi si tratta di un sensore in rapporto 4:3, rispetto ai sensori da 3:2 con cui ero solito lavorare.

Normalmente il rapporto 4:3 è odio o amore, e per me è decisamente odio. È un aspetto assolutamente soggettivo e prettamente estetico, ma io trovo il 4:3 sgraziato. Senza contare che comunque ho sviluppato tutta la mia visione fotografia a 3:2, e “vedere” in 4:3 non mi viene assolutamente naturale.

Per questo motivo, tra le prime impostazioni sulla Fujifilm GFX 100S vi è stato selezionare il rapporto 3:2. Questa impostazione fa si che sia sull’EVF che in Live View l’immagine venga visualizzata direttamente a 3:2, per gran pace mia.

Il prezzo di questo è ovviamente rinunciare ad un po’ di pixel, ma nell’oceano dei 102 Mpixel direi che per quanto mi riguarda è assolutamente ininfluente.

La cosa interessante è che però anche se diciamo alla fotocamera di scattare in 3:2, il file viene acquisito in 4:3! Questo significa che quando scarico il file sul computer e lo apro su Lightroom, l’immagine mi verrà visualizzata subito in 3:2 e nella precisa composizione che ho scelto io in campo, ma se apro il tool di Crop di Lighroom visualizzo l’intera immagine in 4:3.

Questo per me è semplicemente ottimo perchè in fase di scatto posso focalizzarmi sulla composizione a 3:2, ma poi il mio file comprende tutto, sia per un futuro ripensamento, sia per piccoli aggiustamenti compositivi verso l’alto o il basso.

Fujifilm-GFX-100S-4.3-3-2-ratio

L’immagine viene salvata in 4:3 anche se io la visualizzo correttamente in 3:2

Color Science di Fujifilm

Con Color Science si intende comunemente quell’aspetto cromatico distintivo di un brand. In termini meno romantici, è come un brand riesce a trasformare i segnali analogici in digitali per creare immagini attraverso l’itegrazione di hardware e software.

Secondo il mio modesto parere, ad oggi ancora non esiste nulla di eguagliabile alla Color Science di Canon. Non a caso quando mi sono allontanato da Canon verso Nikon ho sofferto subito il passaggio in questo specifico aspetto, e lo soffro tutt’ora con Fujifilm.

Prendendo Canon come riferimento (se non avete mai provato a scattare con Canon vi direi di farlo solo per il piacere del colore), mediamente gli scostamenti si notano per valori di tinta (eccezion fatta per alcuni brand). Con Nikon ad esempio in ogni scatto è sempre e comunque presente un certo viraggio verso il verde, in qualsiasi condizione di luce. 

Con Fujifilm è esattamente l’opposto, cioè tende al magenta, e il tendere è tanto più accentuto quanto più le condizioni di lettura esposimetrica non sono ideali (ad esempio, in condizioni di bassa luminosità).

Nulla che non possa essere aggiustato in post produzione con una piccola correzione sul bilanciamento del bianco senza dover scomodare i singoli canali colore, ma in generale, la Color Science di Canon credo resti sempre il traguardo per tutti da raggiungere.

Durata della batteria nella Fujifilm GFX 100S

Su questo tema avevo poche speranze, e a buona ragione a quanto pare.

Per dirla in breve, la batteria della mia amata Nikon D850 in confronto a quella della Fujifilm GFX 100S era come la batteria di un Nokia 3310: potevo quasi dimenticarmi il caricabatterie a casa e non accorgermene nemmeno.

Lo sapevo che in generale tutte le mirrorless mediamente consumano di più, anche solo per il fatto che c’è sempre da alimentare l’EVF. Però la durata di una batteria è davvero scarsa secondo me: se prima una batteria mi durava davvero 4 o 5 uscite, con la Fujifilm GFX 100S mi serve una batteria a uscita (con uscita intendo sessione di scatto “decente” (dove scatto abbastanza) all’alba o al tramonto).

Qui c’è poco da fare: mi sono munito subito di batterie extra e mi sono educato a ricaricare le batterie non appena rientrato da una sessione di scatto.

Fujifilm-GFX-100S-test-Francesco Gola

Considerazioni finali

Non scrivo conclusioni perchè dopo sei mesi sono solo all’inizio di questo nuovo percorso insieme alla Fujifilm GFX 100S, e spero in futuro di poter aggiornare questo articolo o scriverne un altro.

Detto questo, se poco dopo aver acquistato la Fujifilm GFX 100S ben più di qualche dubbio se avessi fatto davvero bene mi era venuto, ad oggi posso dire che sono pienamente soddisfatto di questa macchina.

La Fujifilm GFX 100S è ben costruita e solida, e nel portarla in campo anche in condizioni di meteo avverse mi da sempre quell’idea di sicurezza tipico delle Reflex. Non è particolarmente leggera, ma sicuramente non è uno dei parametri che mi interessano.

La percezione di qualità che si ha sulle immagini scattate si percepisce già dal campo, e viene confermata una volta queste vengono scaricate sul computer: la gamma dinamica di questo sensore è davvero pazzesca, la capacità di recuperare le ombre è incredibile (fino a 5 stop) e finalmente mi permette di guardare oltre la mia tanto amata Nikon D850.

La modalità di messa a fuoco semplifica il mio lavoro in campo e la possibilità di misurare l’esposizione a filtri ND inseriti è impagabile. La qualità ottica dell’obiettivo che sto utilizzando è la ciliegina sulla torta e mi permette davvero di sfruttare al massimo ogni pixel del sensore.

I file scaricati sono enormi, e la batteria dura veramente un niente in confronto alle Reflex a cui ero solito raffrontarmi, ma se questo è il prezzo da pagare per avere tutti i benefici introdotti da questa fotocamera per la mia fotografia, son ben felice di pagare!