English version HERE
Premessa
Un minuto. È tutto il tempo che ho avuto, ed è il minuto più lungo della mia vita. Non è una questione di foto riuscita o meno: è il percorso che mi ha portato lì.
Questa è la storia di quel minuto, e di tutti gli altri che mi hanno portato a quello.
Questo non sarà dunque un articolo prettamente tecnico, ma un racconto di un viaggio e di emozioni come lo racconterei ai miei amici al bar.
Se vi va di ascoltarlo, mettetevi comodi e versatevi un buon calice di vino, e come tutti i film, partiamo da un teaser
Trailer di “The Impossible Eclipse”
Ah, nell’articolo troverete anche qualche suggerimento musicale… dopotutto, non c’è storia o buon film senza una colonna sonora adeguata!
Qui la playlist completa:
Prologo
La Radio suona: “The hard interchange” – CHAMPS
Maggio 2025, PhotoPills Camp. È l’ultimo giorno e come sempre questo significa gita in barca dell’isola con più Pomada (tipico drink minorchino) che macchine fotografiche tra le mani. Si chiacchiera, si scherza e si sogna in grande e si comincia a parlare dell’evento fotografico del 2026: l’eclissi totale che coinvolgerà prevalentemente Islanda e Spagna.
Seguo la conversazione con abbastanza distacco: per quanto sia qualcosa di bello, mediamente l’eclissi è un evento non adatto al mio stile fotografico fatto di grandangolari e tempi lunghi.
A un certo punto però la cosa si fa interessante, perché qualcuno comincia a spiegare che a Minorca, proprio dove siamo ora, la totalità si avrà a circa due gradi di elevazione sopra l’orizzonte, e quindi circa al tramonto. In un attimo, il mio interesse diventa massimo e la testa comincia a lavorare di fantasia.
Ci vuole poco per me a fantasticare di un bellissimo paesaggio marino con un’eclissi al tramonto, magari mettendo nella composizione un bel faro.
Iniziamo così a giocare con PhotoPills ma presto appare evidente che per quanto sia ideale Minorca come destinazione fotografica, non esiste una soluzione di scatto dalla terraferma con un faro nella composizione.
In un istante, complice sicuramente una dubbia sobrietà, io e Albert Dros ci guardiamo negli occhi e pensiamo esattamente la stessa cosa: “Chi ha mai detto che deve essere una foto dalla terraferma?”
Ed è così che ha inizio quella che ad oggi è sicuramente l’avventura fotografica più incredibile della mia vita.

Io e Albert al PhotoPills Camp
Minorca e i suoi fari
La Radio suona: “Diamond Veins” – French 79, Sarah Rebecca
Sull’isola di Minorca ci sono cinque fari degni di questo nome. Dopo qualche ragionamento, è subito chiaro che solo tre si prestano all’impresa: Artrutx, Favaritx e Cavalleria.
Se opportunamente posizionati in mare, infatti, è possibile inserire nella composizione l’eclissi e il faro, magari proprio allineati uno sopra l’altro: uno scatto certamente unico e mai realizzato.
Seppur Favaritx sembri la scelta più ovvia (essendo il faro più popolare dell’isola), il mio interesse volge ad Artrutx. È difficile da spiegare, e probabilmente ridicolo da leggere, ma la realtà è che è come se sentissi che Artrutx mi volesse chiamare a sé, e così senza alcuna esitazione, gli ho dato appuntamento per Agosto 2026.
È chiaro però che una foto del genere non può essere il risultato del caso: il lavoro di pianificazione e preparazione tecnica davanti sarà tutt’altro che semplice.

I cinque Fari degni di questo nome a Minorca
Il calcolo della posizione
La Radio suona: “Down Under” – Men at Work
Una volta stabilito che la missione sarà tentare di fotografare il momento della totalità dell’eclissi sopra il faro, il primo compito è quello di capire dove posizionarsi.
Da un punto di vista teorico la faccenda sembra semplice: se voglio il sole allineato al faro, devo mettermi sulla retta che passa per il faro nella direzione opposta al sole. Fin qui è geometria da prima superiore.
Il problema è che quella retta non mi dà un punto, mi dà una strada. Su ogni suo punto sole e faro restano allineati lateralmente, ma cambiano due cose insieme, e cambiano in direzioni opposte. Più mi allontano, più il faro si rimpicciolisce e quindi il sole gli sale sopra la punta. Più mi allontano, più il sole diventa grande in proporzione al faro. Avvicinandomi succede l’esatto contrario.
Quindi non devo trovare una direzione: devo trovare una distanza.

Esiste un solo punto dove lo scatto può funzionare
I problemi, già a questo punto, sono molteplici.
Il primo è che il calcolo esatto è tutt’altro che banale: per fortuna PhotoPills viene in soccorso. Non solo con la versione disponibile posso già cominciare a calcolare il punto, ma grazie al lead developer German viene accelerato lo sviluppo di un sistema accurato di previsualizzazione 3D che mi permette di capire esattamente dove essere per ottenere lo scatto che voglio. Fantastico: ora so dove dovrò stare, e posso in qualche modo previsualizzare la composizione. Anche se a guardarla intuisco già che non sarà così semplice.
La prima cosa da valutare è la dimensione relativa del sole rispetto al faro. A 1,5 km di distanza il sole avrà un diametro apparente di circa 15 metri, secondo la regola dello stupido: dieci metri per ogni chilometro di distanza. Bene, ma non benissimo. Il sole sarà grande, non gigantesco. Metterlo dietro il faro non è quindi un’opzione valida secondo me, perché ne coprirei una porzione troppo grossa. Mi servirebbe un sole da almeno 25 metri, cioè dovrei stare a 2,5 km, ma a quella distanza l’allineamento nella totalità non regge più. L’unica strada è metterli uno sopra l’altro.
Che è anche la scelta estetica più bella, e non a caso la più difficile. Se il sole andasse dietro il faro, mi basterebbe essere preciso lateralmente: qualsiasi punto della retta andrebbe bene, e dell’altezza potrei disinteressarmi. Volendolo sopra, invece, non ho più una strada su cui muovermi. Ho un punto solo, e devo essere lì.
Comincio a sudare. Sta diventando un tiro di precisione dalle montagne russe.
Il folle piano
L’attrezzatura
La Radio suona: “STORM II” – GENER8ION, Yung Lean
Lo scatto della vita non si va a fare con il cellulare. O meglio, nulla contro al cellulare eh, però probabilmente se volete andare su una barca in mezzo al mare al largo di un’isola nel Mediterraneo per un solo maledetto minuto di tempo utile, probabilmente serve qualcosa di più adatto allo scopo. Dopo tutto nessuno credo (spero) abbia mai pensato di andare sulla luna in bicicletta.
Guardo nel mio armadio di attrezzatura, e la mia Fujifilm GFX 100S mi guarda come mi guardano le verdure nel frigo quando lo si apre per prendere la coca cola dopo aver ordinato la pizza. RAW da 200 MB, e “raffiche” da 5 scatti: mi spiace amica mia, ma la vita è una zuppa e tu sei una forchetta.
Mi viene così l’idea di contattare gli amici di Canon con cui ho il piacere e l’onore di collaborare da tempo sia per alcuni corsi in campo, sia per il meraviglioso mondo della stampa. Difficile fare un pitch per un progetto del genere, e quindi me ne esce solo una presentazione che suona più o meno come “Hey, ho in testa uno scatto che realisticamente ha l’1% di probabilità di avere successo, che ne dite?”.
Loro l’avventura vera ce l’hanno nel DNA, e si vede da cosa mettono a disposizione: letteralmente tutto quello che chiedo.
Sempre dai calcoli fatti con PhotoPills credo che scatterò tra i 300mm e i 500mm, e mi servirà qualcosa di brutalmente veloce e affidabile. Ecco così che mi arriva per il progetto:
- Canon EOS R5 Mark II
- Canon EOS R5 Mark I (corpo di backup)
- Canon RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
- Canon Extender RF 1.4x
Per chi non lo sapesse, la R5 Mark II permette raffiche da 30 scatti al secondo, tempi fino a 1/32000, ISO 51200 e un sistema di Autofocus innovativo. Ne parleremo più avanti nella parte legata alla tecnica di scatto, ma tutto quanto sopra unito a un sensore da 45 MP, la rendono lo strumento perfetto con cui tentare l’impresa.

Attrezzatura Canon per la missione
Altro elemento indispensabile sono i filtri fotografici. Scattare un’eclissi, tanto più con un teleobiettivo, richiede una adeguata protezione del sensore durante tutte le fasi di parzialità, esattamente come è indispensabile una protezione per i nostri occhi.
Ecco che arriva dunque NiSi con i suoi filtri a darmi tutta la protezione e flessibilità che mi serve con il suo sistema di filtri magnetici JetMag Pro. Il Canon RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM monta filtri da 77mm, pertanto scelgo il filtro solare NiSi Solar Pro Nano UV/IR Cut ND100000(5.0) 16.6 Stop in versione JetMag Pro.
Intuisco subito però che il filtro NiSi Solar Pro da 16.6 Stop potrebbe essere troppo denso: tale filtro infatti è stato dimensionato per un’eclissi “alta” nel cielo, mentre io l’avrò fondamentalmente al tramonto. Decido così di dotarmi anche del NiSi JetMag Pro Landscape kit che contiene i filtri da 3, 6 e 10 stop, che possono essere combinati assieme: perfetto davvero per la massima flessibilità. Poiché però questi filtri sono FS (Full Spectrum, cioè non filtrano UV e IR) diventa assolutamente indispensabile dotarsi anche del filtro NiSi JetMag Pro UV/IR. (Ricordate che è INDISPENSABILE proteggere il sensore non solo nello spettro del visibile, ma anche dalle lunghezze d’onda UV e IR appunto).
Direi che abbiamo tutto, manca solo imparare come usare tutto questo sotto pressione, visto che la nostra fotografia vive esattamente all’opposto di questa curva (bassi ISO, grandangolo, tempi lunghi e filtri ben noti)

I filtri sono INDISPENSABILI: e con NiSi ho il meglio
Le prove all’alba
La Radio suona: “Where the waves fade” – pølaroit
L’intensità della luce di un’eclissi al tramonto è un bel problema: se più o meno è ben noto come scattare quando capita di giorno, farlo con il sole così basso sull’orizzonte non è molto documentato, e farlo con il sole basso e su una barca che si muove è un qualcosa che, probabilmente non a caso, non è mai stato contemplato.
Diventa indispensabile fare qualche prova, anche se simulare un’eclissi non è decisamente il genere di esperimenti domestici più facili da replicare.
La cosa più geniale che mi viene in mente è sfruttare tutta la mia pigrizia e allenarmi con l’alba che sorge comodamente davanti al mio balcone, simulando perlomeno la parzialità con il camino della mia vicina di casa. Dopo qualche test, l’intuizione si rivela esatta: con un sole a circa due gradi in fase di parzialità o pre-parzialità, un filtro ND1000 da 10 stop è più che adeguato. Con il sole più basso e quindi nella fase successiva alla totalità (che viene simulata quindi con le prime fasi dell’alba), un ND64 da 6 stop è la densità perfetta. Per la totalità il problema del filtro non si pone, in quanto va rimosso.
Resta invece il problema del tempo di scatto, perché la fotocamera non sarà comodamente appollaiata su un cavalletto a lavorare mentre bevo birra potendo usufruire delle tabelle ben note dei tempi di scatto, ma sarà sempre tra le mie mani mentre sarò “comodamente” seduto su una qualche imbarcazione cercando di non vomitare l’anima.
Improbabili simulazioni di eclisse all’alba
La tecnica di scatto
Quando si parla di eclissi solari, non c’è nessuno più esperto del mio amico Antoni Cladera, co-founder di PhotoPills. Quando gli spiego il progetto non sa se ridere o piangere, ma i suoi consigli sono subito preziosi.
Antoni concorda che il problema di scattare dalla barca sarà il suo movimento oscillatorio, e suggerisce la combinazione di due azioni: alti ISO e bracketing di esposizione.
Mi sembra ragionevole, e così studio un piano per le diverse fasi dell’eclissi sfruttando al massimo le potenzialità della Canon EOS R5 Mark II e del Canon RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM.
Comincio a ragionare, e il punto che voglio tenere cristallino nella mia testa è che durante la totalità non avrò il tempo di mettermi a fare pensieri troppo raffinati. Non avrò il tempo di mettermi a filosofeggiare sull’istogramma o su quale rapporto ISO/apertura sia più ottimale. Se fosse una lunga esposizione potrei andare ad esperienza e istinto, ma questa invece è una zona di assoluto discomfort per me. Troppe variabili, troppe. Un minuto, ho solo un maledetto minuto, e per quanto sembri lungo qui, so per certo che durerà un battito di ciglia quando sarò in mare. Devo semplificare.
Decido quindi che invece di continuare a cambiare tempo di scatto e ISO per ogni fase dell’eclissi, tenterò di gestire tutte le fasi con raffiche veloci da 7 scatti spaziati di 1 stop e 1/3 partendo da un tempo fisso e usando come unica variabile l’ISO. Se parto da un tempo di scatto adeguato, posso sfruttare le potenzialità della R5 Mark II e spazzolare i tempi velocissimi offerti dall’otturatore elettronico.
Scelgo in 1/1000s il mio tempo di scatto base, e suddivido il lavoro in soli due blocchi: parzialità e totalità. Per quanto riguarda gli ISO, calcolo che sulle fasi di parziale un ISO 200 dovrebbe andar bene, mentre per la totalità partirò da ISO 3200.
L’idea è semplificare: focale fissa, bracketing di esposizione a 7 scatti e si lavora di ISO
Cerco di convincermi che sia un buon piano, ma in cuor mio so già che nessun piano di battaglia resiste al primo colpo di cannone.
Minorca
La Radio Suona: “Another run around the Sun” – Slumbernaut
È il 9 Agosto, e dopo tre morbide ore di ritardo, il carrello del mio aereo tocca finalmente la pista di atterraggio sull’isola.
Caldo. Umidissimo.
Sono stanco, ma un mix tra agitazione e adrenalina comincia a prendere il controllo di me. Imparerò nei prossimi giorni a conoscere e convivere con questa perenne condizione, ma questa sera voglio solo diventare parte dell’isola.
Non faccio ancora in tempo a scendere dall’aereo che mi do subito appuntamento con Albert, e ben presto ci troviamo a gustarci la nostra amata Pomada in un bar di Mahón che sembra uscito da un quadro di Manet, dove iniziamo a confrontare il nostro piano e la strategia di scatto. Lui sarà al faro di Favaritx a tentare l’impresa il giorno dell’eclissi.
A un certo punto si ferma, mi guarda serio e mi dice una cosa che sul momento mi sembra quasi banale: “Mettiti una sveglia sul cellulare poco prima della totalità. Non possiamo sapere quale sarà la nostra percezione del tempo lì”. Annuisco e ordiniamo un’altra Pomada.

La Pomada Granisada vale il viaggio 🙂
La Radio suona: “Riptide” – Vance Joy, FlicFlac
I giorni che seguono sono la miglior preparazione mentale allo scatto che potrei mai aver desiderato. Ho la possibilità di incontrare vecchi amici con cui ci siamo dati appuntamento sull’isola per questa folle avventura.
Josh Cripps è tra questi, e lui è il terzo folle che tenterà questo scatto impossibile con me ed Albert. Lui sarà al faro di Cavalleria.
Manca ormai solo un giorno all’appuntamento con Artrutx, e ci troviamo tutti con Rafa per il briefing finale. Rafa non solo ha reso possibile tutto grazie a PhotoPills, ma ci ha supportato anche per tutta la logistica.
Conosco Joan, il capitano della mia imbarcazione (che scopro essere a vela), e tutto il team che mi seguirà a supporto. Bastano pochi minuti e la tensione si scioglie lasciando spazio all’eccitazione dell’avventura che ci aspetta.

Briefing finale prima della missione
Joan ci illustra la rotta che seguirà: ci vorrà circa un’ora e mezza di navigazione a vela per raggiungere le coordinate che ho calcolato. Partiremo dal porto di Ciutadella, e ci lasceremo Cap d’Artrutx alla nostra sinistra.
Guardiamo il meteo e sembra che gli dei ci proteggano: il vento è atteso da nord-est, e la nostra posizione è quindi protetta dall’isola. Mare piatto: questo è importante perché anche posizionati al posto giusto, con un teleobiettivo a quella distanza si introdurrebbe un’oscillazione verticale che non saprei ora come gestire. Zero nuvole secondo tutti i modelli meteo, e anche il mio fido Clouds Horizon Distance ci dà la luce verde.

La nostra rotta verso il faro di Artrutx con Captain Joan
La strategia per lo scatto
La Radio Suona: “Hvitserk’s choice” – Trevor Morris
È il mio turno e illustro a tutti il mio piano esatto. Nello specifico, decido che utilizzerò la prima parzialità solo per posizionamento e test.
Cosa significa? Un’eclissi totale è composta fondamentalmente da tre fasi: la prima è la parzialità iniziale, cioè da quando la luna comincia ad oscurare il sole fino all’istante prima della totalità. È una fase molto lunga, quasi un’ora. Poi si passa alla totalità, che dura come dicevamo un minuto. Un solo maledetto minuto. Infine, vi è la seconda parzialità, che dura anch’essa in teoria circa un’ora ma per noi sarà più corta poiché il sole tramonterà prima.
Appunto, io decido di passare la prima ora solo per essere nel posto giusto: confido nei calcoli, ma vanno verificati, e devo mettere alla prova tutte le assunzioni sui tempi di scatto fatte a tavolino per l’ultima fase di parzialità iniziale, e avere il tempo per affinare la strategia.
Siamo tutti d’accordo, e ci diamo appuntamento per il pomeriggio seguente al porto di Ciutadella per salpare intorno alle 17:00. L’appuntamento con Artrutx è per le 20:30:59… non un secondo prima, non un minuto dopo.

La mia opinabile strategia di scatto durante l’eclissi (foto: PhotoPills.com)
Il giorno dell’Eclissi
La Radio Suona: “Firøye” – pølaroit
Non c’è bisogno della sveglia oggi, è la tensione ad aprire i miei occhi. Cerco di raffreddare i pensieri con una doccia, e mi do appuntamento con Albert al nostro bar preferito per la colazione e per i saluti prima dell’avventura.
Guardiamo cento volte le previsioni meteo che restano favorevoli e cerchiamo di autoconvincerci che tutto andrà bene.
La mia ansia da viaggio mi obbliga a partire con ore di anticipo da Mahon verso Ciutadella, dove decido di pranzare. Tra me e Artrutx ci sono solo poche miglia nautiche a separarci, e solo poche ore dall’appuntamento. Spazio e tempo, che cominciano ad alterarsi come la mia percezione delle cose (e giuro che non è colpa del vino!).
Il ritrovo con Capitano Joan e il resto del Team è alle 17:00, e ovviamente sono in anticipo di due ore, che passo al fresco del condizionatore dell’auto ascoltando le playlist più improbabili su Spotify. Sento la tensione salire, ma non cerco di combatterla, mi lascio avvolgere, sapendo che non posso sconfiggerla, ma che a modo suo cercherà di aiutarmi. Mi terrà sveglio, mi ricorderà di non dare nulla per scontato, mi farà ricontrollare le stesse cose cento volte.

Musica e pensieri prima di salpare
Sono le 17:00, è l’ora del ritrovo. Dopo pochi convenevoli, si ripassa per la millesima volta il piano e finalmente dopo una mezzoretta si salpa. Ho paura a chiedere aggiornamenti meteo al Capitano, e quindi non lo faccio.
Veleggiamo verso Artrutx, e mi sembra un’esperienza già vissuta in mille vite precedenti. Il mare scorre veloce sotto di noi e alla mia destra la superficie è tutta riflessi d’argento. Guardo le vele gonfie e per un’ora smetto di pensare a qualsiasi cosa. Non mi succedeva da mesi.
La Radio Suona: “Grounded” – Jameson Nathan Jones
“Non andartene docile in quella buona notte” (cit.)
Durante la navigazione arriva il primo problema a cui non avevo pensato: il traffico marino. Vedo intorno a noi decine di imbarcazioni e qualche mega yacht. Maledizione, che stupido sono stato a non pensarlo, è ovvio che qualcuno vorrà vedere l’eclissi dal mare. Condivido le preoccupazioni con il team, ma alla fine cerchiamo di razionalizzare: quale idiota guarderebbe l’eclissi dietro un promontorio che copre il sole e non davanti ad esso? Solo io, e la navigazione continua.
Arriviamo finalmente a doppiare Cap d’Artrutx, e sento già il mare diverso. Guardo negli occhi Captain Joan senza parlare, perché so già che ha capito il mio pensiero. Scuote leggermente la testa, esita per un attimo e mi dice “non bene”.
Sbianco.
Il vento è cambiato, e invece di soffiare da nord-est soffia da est: l’isola non ci protegge più. In buona sostanza il mare non è piatto. Tutt’altro: c’è onda lunga.
La Radio Suona: “Mountains” – Hans Zimmer
Onda lunga: panico.
Questo è un problema serio, per un paio di motivi. Il primo è tecnico: con l’onda lunga ed io a 1,5 km con un teleobiettivo, ogni tentativo di scatto del faro mi porterà fuori composizione. L’oscillazione è pazzesca, e tra uno scatto e l’altro che provo a fare per capire l’entità del problema vedo che il faro entra ed esce completamente dalla composizione.
Il secondo, molto più grosso, è che comincio ad avere il mal di mare. E il mal di mare non mi toglie solo lo stomaco: mi toglie la lucidità. Il mio corpo è impegnato a dar da mangiare ai pesci invece che a seguire il piano.
Dobbiamo posizionarci, non c’è tempo da perdere, ma non riesco a ragionare lucidamente. Il piano era posizionarsi sulle coordinate che ho individuato e andare a correggere con la mia lettura visiva del sole e del suo percorso relativo atteso rispetto all’asse verticale del faro per anticiparlo. Non riesco, o riesco molto approssimativamente.
Guardo l’orologio e vedo che il tempo è volato… siamo già in parzialità avanzata e non so dove siamo.
Non voglio dire che subentra il panico, ma lo sconforto si. È un anno che preparo questo momento, e il mio corpo mi abbandona quando ne ho più bisogno. Vorrei quasi piangere in una crisi di nervi, ma ad un certo punto succede qualcosa di inatteso.
Dalla mia tasca il cellulare comincia a suonare senza sosta. La sveglia di Albert. Dieci minuti alla totalità.
Ho gli occhi chiusi ma sorrido.
Sento come se nel mio cervello qualcuno avesse premuto il tasto d’emergenza. Apro gli occhi. Il faro oscilla davanti a me, entra ed esce dall’inquadratura. È lì. Mi sta aspettando da un anno.
Non posso mollare, non posso farlo adesso.
La Radio Suona: “No time for cautions” – Hans Zimmer
Guardo Captain Joan e mi sorride: è un asso, nonostante l’onda ha tenuto la barca con una precisione quasi assoluta sulle mie coordinate.
Mi metto subito a guardare la nostra posizione relativa: i calcoli sono buoni siamo davvero al posto giusto, o quasi. Mancano cinque minuti, e sento che non esiste altro che me ed Artrutx.
Guido Captain Joan con correzioni di rotta che ci portano ad essere esattamente dove dobbiamo essere.
Siamo ad una fase avanzata della Parzialità…manca poco ormai
Ci siamo, stiamo entrando nella totalità. Da questo momento, ho un solo minuto. Uno.
Inizio a scattare e la strategia di semplificare mi da ragione, perché ovviamente tutto è diverso da quanto pensavo. L’ISO non basta, salgo a 10000 (diecimila!) e la R5 Mark II mi segue. La sento parte di me, so come parlarle e lei sa cosa fare senza farmi domande.
I problemi si sommano: oltre ai parametri di scatto, mi accorgo che l’onda continua a spostarci l’inquadratura di troppo. Due scatti su sette sono dentro, e non basta per esser sicuri. Inoltre, con questa oscillazione non riesco a tenere il fuoco sul faro.
Per prima cosa sposto l’autofocus della R5 Mark II su Servo AF, e mi aggancia come un cecchino il faro. Bravissima R5! Ora pensiamo alle oscillazioni perché o ne veniamo fuori al volo o tutto sarà vano.
Per fortuna mi viene un’intuizione che si rivelerà decisiva: alzo la velocità della raffica e cerco di anticipare l’onda, capendo che è più facile scattare quando la barca inclina verso il basso che quando inclina in alto (tuttora non mi è chiaro perché).
Ma le sorprese non finiscono, sono arrivate delle nuvole. All’inizio mi dispero (e nel video si sente!), ma poi capisco che sono una benedizione, perché mi permettono davvero di dare la mia visione all’eclissi.
Scatto.
Il momento più surreale che io abbia mai vissuto
Passano i secondi e vedo il cono d’ombra che sta per finire. Siamo quasi alla fine, e non ho assolutamente idea se abbia uno scatto buono in macchina perché di certo non ho avuto il tempo di mettermi a guardare le immagini.
Dovrei usare ogni secondo che mi resta, ma mi sono fatto una promessa allo specchio prima di partire: “Qualsiasi cosa succeda dedica del tempo a guardare l’eclissi con i tuoi occhi e non con la fotocamera”.
Mancano dieci secondi o poco più.
Mi fermo, la guardo.
Vedo il faro con sopra una specie di palla scura con un alone di fiamme. Non so descriverlo, mi paralizza.
Guardo intorno ed è tutto surreale: il silenzio, il buio, il freddo. Per la prima volta posso vedere il tempo: il cono del buio che dura esattamente quel minuto è lì davanti a me come una clessidra che scorre. Vedo la luce alla sua sinistra e alla destra.
È bellissimo. Non faccio altro. Mi accorgo di stare piangendo solo dopo.
La Radio suona: “Everything in it’s right place” – Radiohead
Eclisse Totale
Canon EOS R5 MkII, RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
300mm, ISO 10000, f/7.1, 1/60
Il minuto è finito, ma non la magia. La luce si fa spazio tra le tenebre e compare il diamond ring che incendia le nuvole circostanti. Con Captain Joan l’intesa è ormai perfetta e con piccole indicazioni riesce a tenermi dove voglio.
Torno a scattare senza sosta, e seppur sento sempre il mio corpo a pezzi, non c’è parte di esso che non provi ad aiutarmi ad andare avanti ad ogni costo.
La Radio suona: “Destroyers of worlds” – Aaron Hibell
Diamond Ring
Canon EOS R5 MkII, RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
300mm, ISO 10000, f/7.1, 1/400
Siamo ormai nella seconda parzialità e il sole ci saluterà presto tramontato davanti a noi. Condivido le coordinate del secondo punto di scatto che avevo pianificato, e in pochi minuti siamo li a realizzare gli scatti finali.
Dopo di questo, solo il buio.
La Radio suona: “Looped” – Kiasmos
Seconda Parzialità
Canon EOS R5 MkII, RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
400mm, ISO 4000, f/7.1, 1/6400
Epilogo
La Radio suona: “Lune” – Tony Anderson
Sono circa le 22:00 quando stiamo per rientrare nel porto di Ciutadella.
Mi sveglio disteso sul ponte, e non ricordo di essermi sdraiato.
Appena finito l’ultimo scatto il mal di mare si è ripreso tutto quello che gli avevo tolto, e il corpo ha semplicemente staccato la spina.
Davanti a me vedo Captain Joan che mi sorride e mi annuncia l’imminente arrivo. Sorrido, e con me tutto il team. Non so ancora se ho una foto buona da pubblicare, anzi: avrei dovuto scaricarle, editarle e spedirle alle varie redazioni non appena terminato di scattare, ma ricordo che non riuscivo nemmeno a tenere il laptop sulle gambe.
Cosa importa? Quello che ho vissuto non potrà mai esser descritto a parole, e forse nemmeno con una delle mie immagini.
Ricordo quel cerchio di fuoco, e quando chiudo gli occhi lo rivedo subito davanti a me. Ce l’abbiamo fatta. E un anno di tensione si scioglie senza che debba fare niente.
Guardo sopra di me e vedo un bolide solcare il cielo: le Perseidi. È la notte del picco, e non ci avevo nemmeno pensato. Un minuto per l’eclissi, un secondo per una stella. Tutto quello che conta dura poco: per questo vale la pena andarselo a prendere in mezzo al mare.
Seconda Parzialità
Canon EOS R5 MkII, RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
451mm, ISO 1000, f/7.1, 1/125
–
La Radio Suona: “Could never be famous” – Louis Sévigny
–








