L.Type: La Stampa Che Non C’era

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Introduzione

Ormai lo sapete, per me è difficile pensare ad una fotografia se non stampata. Alcuni dicono che è “old school” perché grazie ai nostri meravigliosi schermi di ultima generazione, guardare una foto a monitor è un vero piacere. Si vero, ma mediamente lo dice chi non ha mai avuto tra le mani una stampa fatta a regola d’arte di una sua fotografia. La stampa per me è veramente la terza dimensione della fotografia che permette di toccare con mano il frutto del nostro duro lavoro.

Sono diversi anni che stampo, sia privatamente che attraverso laboratori, e la ricerca della perfezione per me è sempre stato un chiodo fisso. Qualche tempo fa mi sono imbattuto online in un laboratorio a me assolutamente sconosciuto: L.Type. Un laboratorio come tanti direte voi..e invece proprio no.

Questa è la storia di come un fotografo paesaggista marino ha scoperto la stampa che non c’era..anzi no, che c’è sempre stata, ma che la tecnologia ci aveva fatto dimenticare.

Se amate il mondo delle stampe, mettetevi comodi. (perché tanto lo sapete, sono prolisso)

Francesco Gola L.Type Fine Art Print 1

Gli universi paralleli nel mondo della stampa

La parola “stampa Fine Art” è ormai sulla bocca di tutti e anche sulla mia a quanto pare, pertanto cercherò di non farne uso. Non voglio fare sermoni o infinite discussioni tecniche poiché oltre ad annoiarvi, sicuramente ci sono luoghi più adatti per parlarne e persone ben più competenti. Sapete però che oltre a servirvi il piatto sul tavolo ci tengo che sappiate un pochino di come la pietanza è stata cucinata..Insomma, a ogni chef piace!

Semplificando ai minimi termini, per permettervi di capire meglio di cosa andremo a parlare e di cosa avrete tra le mani, è bene sapere che quando deciderete di effettuare una stampa della vostra fotografia (che sia Fine Art o meno), che vi rivolgiate ad un laboratorio specializzato o abbiate deciso di fare per conto vostro, a meno di particolari finalità che richiedono analoga particolare attrezzatura, starete quasi certamente per fare una stampa a getto d’inchiostro.

In sostanza e banalizzando, una stampante dotata di un certo numero di testine spruzza dell’inchiostro su un foglio di carta. Tanto più la stampante è professionale, tanti più colori utilizzerà e tanti più dot per inch (DPI) riuscirà a risolvere, permettendo di avere un risultato di stampa migliore. Scegliendo poi diverse tipologie di carta (e ce ne sono davvero tante) si riescono ad ottenere differenti effetti finali.

Semplice no? Beh non esattamente, o almeno per me se considero che per arrivare ad un ottimo livello di qualità di stampa domestica ho dovuto spendere letteralmente anni di studio e prove.

Come però intuite, una volta, nel mitologico mondo analogico, le stampe non si facevano così. Esisteva (ed esiste) un mondo meraviglioso fatto di camere oscure, negativi e bagni chimici.

In questo favoloso e variegato mondo, esisteva ed esiste ancora oggi anche la stampa “Tipo C” (o stampa cromogenica), cioè una stampa fotografica ottenuta da un negativo nel quale il materiale sensibile alla luce nella stampa è un’emulsione agli alogenuri d’argento. Per la bellezza della stampa finita è ancora oggi uno dei metodi di stampa preferiti da molti fotografi.

Francesco Gola L.Type Fine Art Print 2

La stampa digitale agli alogenuri d’argento

L’avvento del digitale ha fatto si che anche la stampa Tipo C si evolvesse, o meglio vi è stata una forte volontà di portare la stampa di immagini digitali su questi supporti fotosensibili. Sono nate così diverse tipologie di stampa che utilizzano la luce invece dell’inchiostro. La qualità raggiunta sino ad oggi però non è a mio avviso soddisfacente, soprattutto se mi focalizzo al mondo della fotografia di paesaggio: stampe poco precise nelle gradazioni, sovrasature (e per dirlo io..) e decisamente morbide.

Ma perché si è cercato di portare la stampa Tipo C nel mondo del digitale? La risposta è davvero semplice. La stampa Tipo C era ed è molto apprezzata in quanto permette di ottenere stampe a tono continuo. Cosa significa? Significa che qualsiasi punto su carta può essere di qualsiasi colore vogliamo (gamut della carta permettendo ovviamente). Questo differisce dalle stampe a getto d’inchiostro, dove ogni punto può solo prendere i colori con cui lavora la stampante: ad esempio una stampante a 10 colori come una senza dubbio ottima Canon PIXMA PRO-10 è in grado di produrre i colori in un’immagine con soli 10 colori di inchiostro.

Dove sta il trucco dell’avere tanti colori nella stampa finale dunque? Semplice: posizionando i punti di colore l’uno vicino all’altro e sovrapponendoli (con una tecnica molto complessa) otteniamo il colore desiderato. Maggiore è il numero di colori della stampante, maggiore è il numero di punti di inchiostro che sarà in grado di stampare l’uno vicino all’altro (il mitologico DPI della stampante, che NON deve essere confuso con i DPI della stampa: una stampante che dichiara, ad esempio, 3000 DPI sarà in grado di posizionare un massimo di 3000 piccoli punti di inchiostro per pollice, ma è improbabile che rappresentino più di 300 pixel dell’immagine originale per pollice di carta, e quel valore di 300PPI è il valore che tipicamente viene usato a per preparare la stampa da Photoshop o altre suite di photoediting) e più naturale apparirà la stampa finale.

Questo funziona bene a livello macroscopico, poiché ad una certa distanza il nostro cervello non si accorge del trucchetto. In questo modo, si ottiene una stampa cosiddetta a mezzo tono, in contrapposizione al tono continuo di cui parlavamo prima: quando si guarda un’immagine a getto d’inchiostro sotto ingrandimento, si vede infatti un motivo di punti di colori diversi. Quando guardi un’immagine all’alogenuro d’argento sotto ingrandimento, non lo vediamo affatto.

Francesco Gola L.Type Fine Art Print 2 tech continous tone

Per l’impatto visivo del tono continuo nel mondo analogico, tanti laboratori di stampa negli anni si sono dunque attrezzati per effettuare stampe di Tipo C partendo dal digitale. Io ne avevo provate anche in passato, ma il risultato purtroppo era per me non accettabile: immagini cromaticamente imprecise e davvero morbide, che andavano a perdere tutta quella magnifica definizione data dalle ottiche moderne e dal mondo del digitale.

L.Type e la stampa digitale Tipo C

Anche i ragazzi di L.Type hanno raccolto la sfida, e hanno passato gli ultimi 15 (quindici!) anni a provare a perfezionare questo tipo di stampa, investendo non solo un sacco di tempo, ma anche un sacco di soldi per ovviare i problemi della stampa digitale agli alogenuri d’argento che tutti hanno incontrato..solo che loro non si sono arresi ed accettato risultati mediocri.

Di fatto, hanno realizzato una nuova testa per la stampa costituita da 96 LED per ciascun canale R, G e B. Il fascio di luce generato da questi LED passa attraverso un meccanismo di messa a fuoco molto accurato (basato su fibra ottica da loro brevettato) su una banda larga 6mm. La testina di stampa si trova a circa 1mm sopra la superfice della carta e la scansiona avanti e indietro molto velocemente, come farebbe una testina di una stampante a getto d’inchiostro, solo che utilizza la luce invece dell’inchiostro. Proprio perché la testina è molto vicina alla superficie della carta ed è controllata in modo accurato, ogni pixel della nostra immagine viene tradotto sulla carta senza deformazioni e senza sovrapposizioni, permettendo così di raggiungere una stampa ad ultra-alta risoluzione di 400 PPI a tono continuo su entrambe le direzioni (poichè è un tono continuo, ogni pixel viene rappresetato da un pixel sulla carta), equiparabile a una stampa a 4000 DPI a mezzo tono (punti per pollice di inchiostro: la PIXMA PRO-10 stampa ad un massimo di 4800 x 2400 DPI).

In pratica L.Type promette neri molto profondi usando solo tinture CMY nell’emulsione, controllo dei toni molto accurato (32 bit) e oltre 4 miliardi di possibili input RGB, permettendo una mappaturaall’interno del gamut altamente accurata per ogni pixel stampato

Assurdo? Si. Devo provare assolutamente.

Francesco Gola L.Type Fine Art Print tech

Il mio ordine a L.Type

Dopo essermi letto un paio di volte tutto quanto presente sul sito di L.Type ed in particolare il dettaglio tecnico della stampa ad alogenuri d’argento (lo trovate QUI) e le linee guida sulla preparazione dei file per la stampa (davvero ben fatto e le trovate QUI), mi accingo ad ordinare praticamente tutto quanto previsto dal loro catalogo, e nello specifico.

  • Type Print (530gsm) DPII Matte (297x420mm)
  • Type Exhibition Print (1750gsm – 2mm) DPII Matte (297x420mm)
  • Type Studio Print (830gsm) DPII Matte (297x420mm)
  • Type Book (460gsm) DPII Matte (297x840mm)
  • Type Portfolio Print (460gsm) DPII Matte (297x850mm)
  • Type Light Print (230gsm) DPII Matte (297x870mm)

Come vedete, il catalogo contiene una varietà di prodotti e grammature notevole. Andiamo dalle stampe più leggere da 230gsm a quella più pesante da circa 1750gsm passando attraverso quella che potremmo definire un ottimo prodotto su cui orientare la maggior parte delle nostre stampe, cioè la 530gsm opaca.

Dal la lista qui sopra noterete anche un altro dettaglio: tutto il mio ordine è per la dimensione 297x420mm, che corrisponde appunto al tanto amato e diffuso A3. È una scelta casuale? Ovviamente no. Purtroppo infatti al momento non è possibile effettuare stampe di dimensioni superiori, in quanto questo rappresenta un limite tecnologico non ancora superato.

Obiezione! Le stampe Lambda sono ben rinomate per effettuare ingrandimenti senza problemi e ho trovato laboratori che stampano a dimensioni ben superiori! Si, verissimo, ma qui non stiamo parlando di ingrandimenti ne tanto meno di risultati morbidi o incerti. Qui stiamo cercando di portare la assoluta magnificenza, fedeltà e definizione ottenibile dal mondo digitale su una stampa a tono continuo.

Il processo di ordine è davvero semplicissimo e ci vengono date tante opzioni. Possiamo sfruttare l’interfaccia web, che ci permette non solo di trasmettere i file ma di definire qualunque dettaglio che vogliamo gli stampatori prendano in considerazione. Se non sappiamo come muoverci, possiamo anche chiedergli di ricontattarci per discuterne.

È inoltre possibile trasmettere gli ordini tramite un semplice invio con WeTransfer, o comunicare un link ad una cartella Dropbox, Google Drive o quel che volete per far scaricare i file direttamente dal laboratorio. Infine, c’è anche l’applicazione per iOS dove potete non solo inviare gli ordini ma anche averne sempre traccia.

Ovviamente la mia old school mi impone la classica trasmissione via interfaccia web, che funziona perfettamente e senza dover scaricare software o altro.

Le Stampe di L.Type

Quando ho ricevuto il pacco con le mie stampe, confesso che ero tanto emozionato quanto teso per tutta l’aspettativa e la speranza riposta in L.Type. Già l’apertura della confezione è una vera e propria esperienza, che probabilmente chi ha acquistato un prodotto Apple può capire. Ogni dettaglio è curato alla perfezione, e aprire le confezioni fa davvero parte dell’esperienza. Pensando all’effetto che un confezionamento così professionale può fare ad un cliente, sono ancor più invogliato a vedere le stampe.

Le mie stampe, essendo in gran numero, sono arrivate in due raccoglitori separati. Il primo e più voluminoso è un Portfolio Box che può contenere almeno almeno una trentina di stampe. Nel mio contiene gran parte delle stampe a differente grammatura e il libro fotografico. I dettagli di questo box sono fantastici, le finiture senza la minima imperfezione. Questo lo vedo già sul tavolino di casa mia con dei guanti in cotone sopra ad aspettare amici e parenti..perfetto per fare un figurone. Ah, questo box è gratis quando si ordinano 20 o più stampe, non male!

Il secondo contenitore è la classica busta porta stampe. Qui penso che possano alloggiare circa 5 stampe, e anche grazie a questa busta, nera e con il logo L.Type in cima, la bella figura alla consegna ad un cliente è assicurata. Questa busta è anche perfetta per ricevere le stampe Portfolio e quelle stampate su doppio lato.

Ma veniamo al pezzo forte, le stampe vere e proprie. Devo ammettere che mi è venuta la pelle d’oca. La qualità è effettivamente sbalorditiva: toni assolutamente precisi, sfumature morbidissime, definizione assoluta, neri profondi.

Indipendentemente dalla finitura, i contrasti sono favolosi e sembra davvero di entrare dentro l’immagine.

Le stampe da 530gsm sono davvero impeccabili e della perfetta grammatura per essere un prodotto finale per un nostro cliente, così come per essere incorniciate e appese alle nostre pareti. Le stampe a grammatura inferiore (230gsm) non soffrono assolutamente della consistenza della carta nelle cromie e nella profondità dei neri, e sembrano un prodotto perfetto per far visionare ai nostri clienti il lavoro, senza spendere un capitale sapendo che verranno maneggiate probabilmente da inesperti. Fantastico l’effetto ottenibile dalla stampa su doppio lato, anch’essa ottimale per una soluzione Portfolio da presentare ad un cliente: la grammatura di 460gsm, seppur non pronunciata, permette una perfetta separazione dei lati ed un piacevole senso al tatto quando si scorrono le pagine del portfolio.

Infine, il libro. Ormai la qualità di stampa non è assolutamente più una sorpresa, ma una gradita conferma: immagini pulite, ben definite, tridimensionali. Davvero ben fatta sia la rilegatura che permette di passare tra una pagina e l’altra senza nascondere porzioni di immagine, sia le rifiniture che sono ottenibili sulla copertina per renderlo ancor più bello e presentabile.

Le ultime parole le voglio spendere sull’Exibition Print: si tratta infatti di una stampa sulla stessa qualità di carta ma con una incredibile grammatura di 1750gsm! Senza dubbio un supporto da tener conto se pensiamo ad una esposizione fotografica, dove sappiamo che chi verrà a vedere la mostra molto probabilmente si avvicinerà molto alla stampa, e noi potremo così fargli apprezzare l’effetto dato dalla stampa a tono continuo.

Conclusioni

Senza ombra di dubbio, le stampe di L.Type vanno oltre ogni più rosea aspettativa e riscattano il mondo della stampa digitale agli alogenuri d’argento. Amo stampare, e amo ancor di più avere tra le mani una stampa di una mia foto che sia esattamente come la avevo in mente io.

La qualità è indiscutibile, e vengono superati tutti i limiti sino ad ora accettati nelle stampe Lambda. Colori, definizione e neri sono impeccabili, e guardare un’immagine diventa una vera e propria esperienza. La qualità della stampa è assicurata dai ragazzi di L.Type, che giornalmente effettuano tutte le ricalibrazioni per farvi essere certi di ricevere la stampa che vi aspettate, e dal fatto che L.Type abbia deciso di non commercializzare le sue macchine di stampa per essere certa che il corretto processo di stampa venga rispettato in ogni singola stampa.

Infine, un occhio doveroso al prezzo. Se pensate che i prezzi siano folli, vi stupirà sapere che il prezzo è inferiore a una stampa Giclée in laboratorio di pari dimensione. Come è possibile? Semplice: il maggior costo di tale stampa è rappresentato dall’inchiostro, e qui di inchiostro non se ne usa.

Quindi la vostra domanda ora è: butto via la mia stampante e dimentico il mondo della stampa a getto d’inchiostro?

A voi naturalmente la scelta, ma la mia risposta è no.

Stiamo parlando di due processi di stampa diversi per prodotti finiti diversi. Seppur L.Type rappresenti una vera e propria rivoluzione nella stampa digitale Tipo C, ancora un po’ di strada va percorsa: Il limite tecnologico dell’A3 verrà certamente superato, ma ci vorrà ancora del tempo, così come purtroppo le carte a disposizione sono limitate, e si sa, noi amanti della stampa siamo feticisti della carta, e abbiamo imparato ad odiare e amare allo stesso tempo le infinite tipologie di carta e di conseguenti effetti ottenibili con le tradizionali carte baritate o cotone, che io follemente amo.

Quello che certamente ho imparato è che da oggi ho una scelta in più, che mi garantisce un livello qualitativo superbo. Se amate stampare, certamente L.Type è qualcosa che non potete non provare.

2018-08-06T15:59:16+00:00