Dieci motivi per amare Capture One nella post produzione della fotografia di paesaggio

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Introduzione

Il problema di tanti software di editing fotografico (ma non solo) è che ci rendono schiavi. Quando si inizia a prendere davvero dimestichezza con qualche programma, difficilmente poi si decide di migrare verso un’altra soluzione, soprattutto quando in ballo ci sono database di migliaia di foto.

Sarà per diffidenza, sarà per paura, ma la mia esperienza personale è che a meno di oggettive necessità (come ad esempio quando Apple ha cessato di sviluppare il mio tanto amato Aperture), la pigrizia vince sempre.

Questo per me è stato il caso di Capture One, il software di editing e archiviazione per fotografi di Phase One. Quando però chi ritieni il massimo luminare ed esperto di editing grafico, Simone Poletti, ti continua a dire “Guarda che secondo me tu dovresti provarlo..” qualche dubbio ti viene.

Così inizia la mia avventura con Capture One che grazie alla versione 11 di recente pubblicazione conquista il mio cuore e il mio hard disk.

Poiché raccontarvi in un unico articolo tutte le funzioni che ho trovato utili e innovative sarebbe alquanto lungo e noioso, spezzerò in più articoli la trattazione.

In questo articolo di apertura però voglio raccontarvi i 10 motivi per cui un fotografo paesaggista dovrebbe quantomeno provare questo software (che tra l’altro è disponibile in prova gratuita per 30 giorni e acquistabile con sconto grazie al codice che trovate in fondo a questa pagina).

Capture One Pro Francesco Gola Cover

1. Il mito della migrazione

Senza troppi giri di parole, una delle mie più grandi ansie e paure era la migrazione del catalogo di Lightroom su Capture One. In realtà era ben più di un’ansia, visto che ci avevo provato qualche anno addietro con una versione 9 di Capture One e il divorzio da Lightroom non era stato molto consensuale.

Con la versione 11 però le cose sono decisamente cambiate: il processo è davvero rapido e per lo più indolore. In pochi click infatti Capture One inizia l’importazione del catalogo, e la durata dell’operazione dipende solo da quando è grosso il catalogo da importare.

Non vanno perse parole chiave, rating, IPTC e nemmeno le correzioni base quali saturazione, bilanciamento del bianco ed esposizione. Anche la struttura stessa del mio catalogo viene preservata.

E il resto delle modifiche? Si, va perso, o comunque non viene importato come vorreste.

Se vi state chiedendo perché allora decanto l’importazione di Capture One, la risposta per me è molto semplice: non ha senso iniziare una foto su Lightroom e finirla su Capture One. Per quanto mi riguarda, quando una foto è terminata per l’archiviazione la salvo come TIFF in ProPhoto RGB e pertanto l’importazione su Capture One va liscia come l’olio. Come fotografo paesaggista, non gestisco raccolte da 10.000 immagini con correzioni sul 50% di esse che lascio li in attesa di una esportazione a seconda delle necessità. Di ogni sessione di scatto la foto scelta è una, e quando inizio a svilupparla la porto avanti fino alla fine, che per me coincide con la creazione del file di archivio di cui parlavamo sopra.

Insomma, in meno di dieci minuti Capture One 11 era operativo con i miei 10 anni di fotografia di paesaggio.

Capture One Pro Francesco Gola C1 2

2. L’interfaccia grafica

Sicuramente uno degli aspetti che ci colpisce per primo aprendo la prima volta Capture One Pro è che è bello. Si, e non mi vergogno ad ammetterlo: avere davanti agli occhi un’interfaccia pulita e gradevole aiuta a passare le ore davanti allo schermo.

Ma si sa, con la bellezza ci si fa poco, ed infatti il vero pregio di Capture One Pro è una delle eterne frustrazioni con Lightroom: la possibilità di modificare a piacere ogni singolo pannello.

Se con Lightroom il flusso di lavoro era fondamentalmente deciso da Adobe, con Capture One Pro posso collocare qualunque funzionalità nella sequenza che voglio.

Perché mai dovrei visualizzare per prima cosa lo slide dell’esposizione quando devo ancora correggere l’aberrazione cromatica e la distorsione della lente?

Con Lightroom occorreva sempre scrollare su e giù la colonna di destra, con Capture One Pro non solo posso decidere se la colonna la voglio a destra o a sinistra, ma posso spostare i vari strumenti nell’ordine esatto che il mio personale flusso di lavoro prevede.

E non finisce qui: posso salvare tutte le configurazioni dell’interfaccia (“spazi di lavoro”) che voglio, così a seconda che mi metta a lavorare in aereo sullo schermo del portatile o sia a casa con una postazione a doppio monitor, in un click Capture One Pro si adatta alla situazione.

Finalmente sono io che decido, non chi ha programmato il software.

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3. Demosaicizzazione

Come ben sapete, quando scattate con la vostra macchina fotografica in Raw non state salvando una vera e propria immagine ma piuttosto un bellissimo file di dati. Questi dati per diventare un’immagine hanno bisogno di un algoritmo di demosaicizzazione che di fatto interpreta questi dati per convertirli in una forma grafica. L’interpretazione, per sua natura, è soggettiva, e pertanto aprire lo stesso file Raw su due software di conversione diversi (e quindi due algoritmi di demosaicizzazione diversi) genera risultati diversi.

Senza dubbio Capture One ha un motore di demosaicizzazione semplicemente favoloso, e non saprei come altro definirlo. Ogni volta che apro un Raw in Capture One sento di essere già avanti di un passo nel mio processo di post produzione. È davvero difficile spiegare a parole, ma vi invito ad aprire lo stesso Raw in Capture One e Camera Raw (quindi Lightroom o Photoshop) e di comparare le due immagini.

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4. Gestione del Colore

In Lightroom gestire i colori è tutto fuorché una passeggiata: attraverso il pannello HSL (Hue, Saturation, Luminance) posso andare a gestire i singoli canali colore, ma su tutta l’immagine e non selettivamente, pertanto se voglio metter mano al blu del mare, sicuramente andrò a far danni sul cielo. Utilizzando un pennello selettivo posso andare a circoscrivere l’area di intervento, ma aimè il pennello non permette la gestione del colore con il dettaglio del pannello HSL, ma solo gestendo genericamente lo slide della saturazione. Dall’ultima versione è possibile affinare un po’ l’intervento selettivo con una maschera di colore, ma se vogliamo davvero metter mano al colore ci tocca passare a Photoshop.

Con Capture One è tutto infinitamente più controllabile e semplice. È stato infatti sviluppato un intero modulo di gestione del colore che ci permette di intervenire selettivamente su ogni colore con una precisione e controllo assoluto. Poiché per noi paesaggisti questo è un aspetto a dir poco fondamentale, sicuramente avrò modo di sviluppare un articolo a riguardo per mostrarvi le potenzialità. Nel frattempo vi consiglio davvero di esplorare questo modulo e scoprire voi stessi quanto è profonda la tana del bianconiglio.

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5. Gestione del Contrasto

Grazie al costante aggiornamento ricevuto, Lightroom dispone di diversi strumenti di gestione della nitidezza e contrasto. Se ci sono strumenti che non amo utilizzare quali il Dehaze, ce ne sono altrettanti che secondo me fanno egregiamente il loro lavoro, come Chiarezza ad esempio.

Ciò nonostante, appena proverete Capture One vedrete che è un altro pianeta. Gli strumenti a disposizione sono circa gli stessi, quindi non avrete difficoltà ad orientarvi. Il vero vantaggio è però che gli algoritmi che fanno il vero e proprio lavoro sono davvero più sofisticati, e permettono di raggiungere risultati altrimenti ottenibili solo una avanzata elaborazione con Photoshop.

In particolare Chiarezza e Struttura vi permetteranno di raggiungere livelli di dettaglio senza introduzione di artefatti difficilmente raggiungibili senza l’applicazione di tecniche avanzate su Photoshop.

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6. Livelli

Anche se siete degli irriducibili sostenitori della post produzione minimale avrete avuto in più di una volta la necessità di lavorare selettivamente l’immagine, non solo in termini ci colore.

Avrete quindi trovato rifugio ancora una volta nei pennelli di Lightroom, rimanendo però bloccati di fronte a due limiti fondamentali:

  1. Non tutti i comandi di elaborazione sono presenti nei pennelli
  2. Dopo l’inserimento di qualche punto di controllo, Lightroom diventa più pesante di un elefante

Così abbiamo cercato tutti delle soluzioni alternative, che vanno dal passare a Photoshop per una gestione più avanzata dei livelli di correzione al salvare l’immagine in TIFF per “acquisire” tutte le modifiche apportate sino a quel momento e poi ripartire con un file pulito.

In sostanza dunque, la scelta di Adobe è stata sempre quella di fornire un software di correzione base (Lightroom) per passare ad un altro più avanzato (Photoshop) in caso di necessità specifiche.

Ma possibile che non esista qualcosa nel mezzo? Dopo tanti anni, probabilmente quel qualcosa è proprio Capture One: grazie alla gestione dei Livelli, posso gestire in modo più strutturato quelli che su Lightroom chiamavamo pennelli, e soprattutto posso lavorare su questi livelli con tutti gli strumenti di correzione offerti dal software, senza limitazioni.

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7. Maschera di Messa a Fuoco

Sarà forse solo un mio capriccio, ma avere immediatamente la conferma che lo scatto su cui lavorerò sia davvero a fuoco non è male. Su Capture One è presente una funzione chiamata “Maschera di messa a fuoco” che mi permette di visualizzare attraverso una evidenziazione sull’immagine stessa le aree riconosciute a fuoco. No, non si tratta di magia nera, è “semplicemente” una verifica di microcontrasto con una soglia, opacità e colore impostabile da noi. Si, funziona più o meno come il focus peaking offerto dalla Nikon D850.

Se forse non ci può dare in termini assoluti una indicazione di reale messa a fuoco, può aiutarci tantissimo nel comparare due immagine su cui siamo incerti su quale lavorare per scegliere quella dove possiamo partire davvero da un’ottima messa a fuoco, o tradotto per noi paesaggisti, una maggior profondità di campo. Amata dai fotografi ritrattisti per cui fondamentalmente è stata sviluppata, secondo me è davvero un valido strumento anche per noi paesaggisti.

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8. Annotazioni

Come molti altri fotografi paesaggisti (e non solo), dopo aver lavorato a lungo su una immagine diventa difficile andare a percepire alcune imperfezioni o “sovra elaborazioni”, poiché il cervello si assuefà allo schermo che prende come nuovo punto di riferimento. Per questo motivo, spesso dopo aver lavorato su una immagine la lasciamo per un certo tempo a “maturare”, cioè torniamo a vederla solo dopo diverso tempo in modo da resettare il cervello. Quasi sempre troviamo qualche imperfezione da correggere. Grazie allo strumento Annotazioni di Capture One, possiamo tener traccia di tutto quello che vediamo e procedere successivamente alla sistemazione.

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9. Niente compartimenti stagni

Capita spesso di mettere mano a software che nonostante siano interessanti da un punto di vista funzionale, poi comunicano con difficoltà con il resto del vostro ecosistema fotografico. Capture One invece vi permetterà di esportare e reimportare la vostra immagine con assoluta facilità, qualunque sia la destinazione scelta. È quindi un altro falso mito che non sia possibile interrompere l’elaborazione su Capture One per passare l’immagine su Photoshop e poi tornare indietro senza complicazioni. Così come è un altro falso mito l’assenza del profilo Pro Photo RGB (che semplicemente è da attivare) e la difficoltà della gestione del processo di stampa.

Anzi, a differenza di altri software, anche qui possiamo personalizzare il nostro modulo con quello che veramente ci serve, senza doverci adattare alle scelte fatte da qualcun altro.

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10. Prestazioni

Infine, un tema che ci tocca tutti in un modo o nell’altro è quello delle prestazioni. Non è un segreto che Lightroom non gradisca essere usato per molto tempo, e anche a valle dei recenti aggiornamenti, a meno che disponiate di computer di ultima generazione vi sarete come me trovati più di una volta nella condizione di dover riavviare il software per liberare Ram, restando comunque bloccati nel momento in cui i punti di controllo creati con i pennelli superavano una certa soglia critica.

Capture One è decisamente meno esoso di risorse. Difficile fare benchmark comparativi numerici, ma vi posso assicurare che anche con diversi livelli applicati e dopo ore di utilizzo, Capture One non mi mette mai in condizione di farsi riavviare nonostante il mio ormai vetusto MacBook Pro del 2013. Provare per credere: la demo di Capture One 11 vi darà le piene funzionalità del software gratuitamente per 30 giorni.

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Conclusioni

Non sarò certo io a convincervi che Capture One negli ultimi anni abbia fatto dei balzi da gigante tali da renderlo il software di gestione e correzione fotografica più avanzato sul mercato perché come me avrete certamente bisogno di provare e metabolizzare. Fatto sta che grazie alla demo completa e gratuita per 30 giorni avrete modo di sperimentare con calma quanto letto qui sopra, e probabilmente presto vi renderete conto che Capture One può davvero essere l’alleato che stavate cercando da tempo per rendere la vostra post produzione semplice, snella ed efficacie.

Di sicuro, io e Capture One passeremo tante serate assieme!

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2018-05-03T16:19:21+00:00